Rifiuti, che fare se il Comune incassa più del previsto? Gli enti pubblici non danno risposte. Un po’ di luce dal ‘Sole’…

- Politica Istituzioni di Pompeo Nuzzolo

Lo scorso anno chiesi un parere, di carattere generale, a vari enti pubblici ed al Sole24Ore su problemi di finanza locale. Gli enti pubblici, pur avendomi assicurato in tal senso, non hanno dato, ad oggi, alcuna risposta, mentre Il Sole 24Ore, attraverso la rubrica L’esperto risponde, ha espresso il parere richiesto. Credo che l’informazione avuta meriti di essere diffusa, perché potrebbe dare un contributo a Benevento e alle sue difficoltà, aggravate dalla nuova dichiarazione di dissesto finanziario del Comune. Riporto qui di seguito il quesito posto e la risposta ricevuta sulla quale farò, alla fine, un brevissimo commento.
TESTO DEL QUESITO
In merito alla tassa sui rifiuti, sia la Corte dei conti della Campania, con sentenza 218/2013, sia il ministero Economia e Finanze con circolare 95/1994, hanno affermato che l eccedenza del gettito rilevata a competenza deve essere destinata all'abbattimento del tributo dovuto per l anno successivo. La ragione giuridica è un effetto del principio che i ricavi non possono essere superiori ai costi per cui l eccedenza è prelevata in assenza del potere impositivo. A mio avviso, l'obbligazione di restituire la maggiore entrata nasce automaticamente nei confronti della platea dei contribuenti con l accertamento del gettito e
l'iscrizione nel bilancio consuntivo dei relativi importi.

Cosa accade se il Comune dichiara dissesto? Chi deve verificare la differenza fra spese e gettito?
L organo di liquidazione potrebbe di sua iniziativa verificare lo stato di fatto, ma bisognerebbe essere certi che sia a conoscenza del problema e che la dichiarazione di dissesto non produca effetti diversi rispetto all’applicazione del principio sopra descritto.

RISPOSTA
Si deve alla legge di Stabilità 2014 (legge 147/2013), e in particolare all'articolo 1, commi 639-731, la riforma della tassazione locale con l'istituzione della tassa sui rifiuti (Tari). Essa opera in sostituzione della tassa smaltimento rifiuti solidi urbani di cui al Dlgs 507/1993, della tariffa di igiene ambientale di cui al Dlgs 22/1997, della tariffa integrata ambientale di cui al Dlgs 152/2006, nonché del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi di cui all'articolo 14 del Dl 201/2011 (legge 211/2011)).

Assume natura tributaria, salva l'ipotesi in cui i Comuni che hanno realizzato sistemi puntuali di misurazione delle quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico possono prevedere l'applicazione di una tariffa avente natura corrispettiva (comma 677).
La caratteristica principale del tributo è che esso deve garantire l'integrale copertura dei costi del servizio (commi 653-654) i quali devono essere attestati da un apposito piano finanziario che va approvato, insieme alle tariffe, entro il termine fissato per l'approvazione del bilancio di previsione da parte del Consiglio comunale. Tale piano finanziario deve contenere l'individuazione di tutti gli oneri imputabili al servizio, quali i costi di esercizio (costi di gestione, costi comuni, costi amministrativi di riscossione e di contenzioso) o i costi di investimento (costi d'uso del capitale).

Questo principio costituisce elemento imprescindibile sia nel caso che si verifichi, a consuntivo, un risultato negativo (per esempio: gettito inferiore al previsto o costi superiori a quanto indicato nel piano finanziario), sia nel caso di eccedenza di gettito. Riguardo al primo caso, infatti, i Comuni possono modificare aliquote e tariffe, con effetto retroattivo al 1° gennaio dell'anno, entro il termine per l'approvazione della deliberazione di salvaguardia degli equilibri di bilancio. Nel caso in cui ci sia, invece, un'eccedenza del gettito rilevata in sede di competenza, lo stesso ministero delle Finanze (circolare 95/1994), confermato in seguito dalla giurisprudenza amministrativa (Corte dei conti della Campania 218/2013), ha stabilito che il maggior gettito deve essere destinato all'abbattimento del tributo.

Questo avviene anche in base alla previsione di ulteriori facilitazioni o esenzioni dell'applicazione del tributo a categorie di popolazione ai sensi delle norme regolamentari approvate in base al Dlgs 446/1997. Sottolineando che la Tari, proprio per la descritta caratteristica dell'equilibro finanziario del gettito, è stata esclusa dal blocco dell'aumento dei tributi disposto dall' articolo 1, comma 26, della legge 208/2015 (legge di Stabilità 2016) e non è soggetta all'adeguamento massimo automatico (previsto dal comma 1 dell'articolo 251 del Tuel) in caso di dissesto deliberato si deve ritenere che il principio dell'abbattimento del tributo citato, in caso di accertata eccedenza del gettito, possa essere applicabile nel caso di dissesto dell'Ente.

COMMENTO
Il Ministero dell’interno, pur avendo ringraziato per il quesito richiesto, non ha risposto. Il MEF (Ministero delle finanze) non ha detto nulla.