A Benevento partiti di potere vecchi e nuovi e istituzioni scansano le iniziative umanitarie

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Un momento della manifestazione sul Ponte Calore a Benevento
Un momento della manifestazione sul Ponte Calore a Benevento

E’ bastata appena una maglietta rossa per provare almeno a tamponare l’emorragia di umanità. Cosa ci sia di così 'strettamente' politico nell'iniziativa, lanciata dall’associazione Libera, condivisa da tanti altri sodalizi (Legambiente, Arci, Anpi e non solo) caratterizzata anche a Benevento da una buona partecipazione e conseguente dimostrazione di resistenza di valori, non si riesce a comprendere. Un noto commissario di carta aduso a sfogliare dizionari per comprendere il “senso” di una parola e dell’azione a essa connaturata e del contesto, avrebbe letto (Treccani): “ Umanità : sentimento di solidarietà umana, di comprensione e di indulgenza verso gli altri uomini”. Un’affermazione rivoluzionaria, ma non di parte, semplicemente universale.

Perché si possono avere tutte le idee di questo mondo sul controllo del fenomeno migratorio, ma sui drammi a esso collegati non è lecito nutrire dubbi personali. Ecco perché l’assenza di presenze istituzionali alla manifestazione cittadina dell’8 luglio come al solito sorprende. Si potrebbe con facile equazione annettere appunto a chi mancava (sindaci, consiglieri comunali o provinciali, deputazioni varie, eccetera – per capirci) una mancanza di “umanità” o, in subordine, un colpevole silenzio. Certo, è decisamente meno impegnativo presenziare alle cerimonie festivaliere di premiazione o schierarsi in prima fila a ogni spettacolo o serata di gala; ed è altrettanto meno impegnativo semplicemente sottrarsi (e magari pure irridere).

Lo hanno fatto in tanti, ai cosiddetti piani alti della rappresentatività democratica. Rendendo ancora una volta più vero il pensiero che “ogni accadimento, per quanto lontano, ci fa partecipi di quel che accade alle persone colpite da un terremoto, o da uno tsunami, in luoghi che fino a ieri erano remoti e che il sistema della comunicazione avvicina e rende visibili. Questo provoca moti di solidarietà: basta digitare un numero sul cellulare per far arrivare un contributo finanziario all’alluvionato asiatico o al bambino africano. Se, però, queste persone si materializzano ai nostri confini, possono diventare oggetto di rifiuto. È così per i migranti, per i poveri, visti come aggressori o incomodi. Così gli altri tornano a essere segni d’un inferno al quale si vuole sfuggire. Di colpo l’umanità si scompone e si immiserisce. Quella lontana suscita ancora sentimenti e azioni solidali, quella vicina turba. L’idea di ‘prossimo’ si rattrappisce, sembra addirittura morire. Al suo posto troviamo spesso comunità chiuse”.

Cosa penserà di queste sue parole, dovunque egli sia, Stefano Rodotà, tra le tante cose anche Presidente della Repubblica 'mancato' di un MoVimento Cinque Stelle che oggi addirittura va sottobraccio con chi l’umanità non la conosce?