La Lega ha imposto la sua linea nel governo giallo-verde. Il M5S accodato alla destra

- La libertà basta volerla di Teresa Simeone
Salvini e Di Maio
Salvini e Di Maio

E sia: la necessità ha di fatto “costretto” il Movimento 5 Stelle, dopo i tentativi seguiti alle elezioni del 4 marzo, ad allearsi con la Lega di Matteo Salvini. Anzi, pardon, a fare non “un’alleanza di governo, ma un contratto su punti specifici". Dopo riunioni e riunioni, immaginiamo stancanti, ne sono stati individuati alcuni su cui convergere: da allora è iniziata una fase di notorietà crescente per Salvini cui sta corrispondendo la calata di Di Maio, nel silenzio-assenso del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Ora, senza assecondare un presenzialismo a discapito del corretto agire politico, né invitare a utilizzare con maggiore frequenza i media, si vuole rilevare, invece, che, se questa discrezione pentastellata fosse un tratto del governo Conte, sarebbe una scelta da lodare: purtroppo non è, almeno non appare, una scelta di discrezione, quanto l’effetto dell’attivismo del leader di una delle due parti alleate che, ça va sans dire, non è certo Luigi Di Maio. Ed è un effetto che si fa sempre più inquietante.

Via via che Salvini s’impone, la parte più progressista del Movimento viene sommersa, anzi si inabissa, mentre ciò che prima era latente emerge: sfrontato, arrogante, spudorato. È come un torrente sotterraneo che, uscito allo scoperto, si gonfia di nuova acqua e s’ingrossa diventando sempre più minaccioso. O come un mostro, una sorta di Leviatano, che divora quello che incontra sul suo cammino. La linea politica di Salvini, quella che “tira” e traina, che si alimenta delle paure sull’immigrazione, è condivisa da molti sostenitori del governo giallo-verde; piace, a leggere i dati, anche agli ex elettori di sinistra che sono confluiti nel M5S, orfani in cerca di una nuova paternità e arrabbiati, tanto da dover giustificare a se stessi la propria adesione con una radicalizzazione dei toni.

Quali sono i punti di forza leghisti? Pochi e definiti. Intanto, discutibile finché si voglia, la linea di Salvini è chiara, mentre quella dei pentastellati è confusa, incerta, inconcludente. Di Maio, in questa campagna elettorale perenne, cerca di superare il ministro dell’Interno in enfasi, arrivando a competere sul piano della retorica con roboanti proposte, come i trenta minuti gratis di Internet per tutti; nonostante il perenne sorriso con cui si concede quotidianamente ai cittadini, rimane, però, inevitabilmente indietro. Avanzano, invece, i grillini allineati con Salvini, dopo i primi timidi e, purtroppo rimasti isolati, distinguo di qualche militante deluso dall’accordo con la Lega che, è appena il caso di ricordarlo, ha condiviso anni e anni di governo di centrodestra, contribuendo all’affermazione di quel berlusconismo che molti pentastellati degli albori denunciavano come un virus, come “il” virus, che aveva irriducibilmente infettato la vita politica italiana e da cui si doveva disintossicare.

Invece di prendere le distanze dagli eccessivi toni leghisti, molti del Movimento si conformano, ne sottoscrivono le scelte estremiste, partecipano alle campagne denigratorie sui social, arrivando a ravvisare, in manifestazioni simboliche e innocue come quella delle magliette rosse, espressioni di anti italianità, inondando d’insulti gli iscritti delle associazioni Libera, Arci, dell’Anpi che vi hanno partecipato, chiedendo di aprire un’inchiesta - è mai pensabile? - sui commissari agli esami di Stato del Liceo Scientifico Santi Savarino di Partinico, in provincia di Palermo, rei di aver aderito all’iniziativa #restiamoumani, come se difendere i valori, riconosciuti e garantiti costituzionalmente, fosse diventato propaganda politica. Promotori di questa campagna censoria? Gianni Alemanno, segretario del Mns (Movimento nazionale per la sovranità) e Elena Donazzan, assessore regionale dell’Istruzione in Veneto. La vecchia destra, con buona pace di chi grida che destra e sinistra sono categorie post-ideologiche, ormai superate in quanto novecentesche. La solidarietà espressa ai migranti è diventata, nelle loro parole, “un atto politico di opposizione a questo governo” e l’insegnamento del rispetto per la vita umana un’indegna usurpazione del ruolo di “posizione di supremazia nei confronti degli studenti”.

Di questo passo si arriverà a sanzionare l’insegnamento del diritto, della storia e si vieterà la lettura della Costituzione. Anzi, si renderà inefficace l’atto stesso dell’educare che, inevitabilmente, presuppone un diverso livello di maturità e una sensibilità civica che si sostanzi di atti concreti e non sia meramente formale. Niente si dovrà insegnare che non sia asettico e incapace di influire sulla formazione del pensiero critico: c’è Internet, ci sono i social, ci sono gli algoritmi organizzati in modo da generare fake news e l’intelligenza artificiale al servizio della stupidità digitale. C’è la superficialità, appagante e comoda, del “mordi e fuggi”.

Quando poi arrivano anche le dichiarazioni del deputato della Lega Alessandro Morelli, presidente della Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni, a criticare i giornalisti di Rai news 24 per aver indossato una maglietta rossa, si capisce come la farsa possa diventare pericolosa e il clima arroventarsi. Invocare il maglio della censura come un tempo si sollecitava la gogna per i criminali è da irresponsabile e rischia di fomentare odi e costruire alibi per avvelenare pozzi, rievocando antiche tecniche orwelliane già ampiamente denunciate, sempre valide nel chiarire i meccanismi con cui un gruppo si compatta verso il nemico esterno.

L’obiettivo, in ogni caso, è chiarissimo: soffocare le dimostrazioni di civiltà attraverso espliciti plausi al disimpegno e implicite intimidazioni all’impegno, per marginalizzare chi resiste. E tutto questo nel silenzio complice del M5S che assiste, anzi compiace gli alleati, forse nell’idea, di giolittiana memoria, di poterne moderare le intemperanze e canalizzare le spinte estremiste? O forse semplicemente perché tutto questo non lo preoccupa più di tanto, in quanto gli garantisce quei consensi che ha accumulato da destra, mentre la sinistra interna è sempre più tacitata e riconvertita? Nella realtà, però, stando al quadro odierno, è la Lega che sta assorbendo il M5S.

Qualche voce sparuta, come quella di Roberto Fico, ancora si leva, con limpidezza d’intenti, a tenere accesa una flebile luce di speranza, ma è destinata all’asfissia se non riceverà ossigeno da testimonianze di condivisione.

Sarebbe il caso di chiedere ai pentastellati come sia stato possibile questo accodarsi alle crociate xenofobe della Lega: il loro chiudere gli occhi, dopo anni di rivendicazioni di onestà e di purezza, di fronte ai 49 milioni di fondi che la magistratura ha imputato ai dirigenti dell’epoca delle camicie verdi; lo sposarne il giustizialismo contro gli altri e il garantismo verso se stessi; il sostituire con un populismo selvaggio l’attenzione originaria alle esigenze sociali degli strati più deboli.

Davvero i pentastellati non si rendono conto che questo “procedere” è un “retrocedere” all’interno di confini sempre più gretti e angusti, verso il modello così ben analizzato da Bergson e da Popper di società chiusa, statica, arroccata su stessa da cui ci si dovrebbe affrancare e che oggi addirittura auspicano per l’Italia, senza avvedersi che la stanno, anacronisticamente, imprigionando nelle sue frontiere geografiche e culturali? Com’è stato possibile questo declino morale e politico in un Movimento che si poneva come cambiamento, “rivoluzione gentile”, difesa dei diritti?

Veramente, elettori del M5S, non riuscite a tirarvi fuori, a fermarvi a riflettere e a chiedervi: ma è veramente questo il mondo che volevamo rifondare, questa la società che volevamo ricostruire, questi gli esseri umani che volevamo diventare?