Le quattro umili verità consegnate dall’arrivo di Cristiano Ronaldo alla Juventus

- Effetti collaterali di Giovanni Barra

L'approdo di CR7 alla Juventus, oltre a insaporire lo spleen estivo dei tifosi bianconeri, consegna a noi tutti quattro umili verità. La prima: le nostre domeniche future saranno contraddistinte dall'equazione esultanza=machismo. La seconda: il movimento calcistico italiano, innamorato patologicamente di sé, ne gioverà nella sua interezza; nel senso che cosucce come l'eterno abituarsi al Var degli arbitri peninsulari (al mondiale non abbiamo notato alcun problema di adattamento...) o la scontatezza della classifica finale del massimo campionato diverranno quisquilie al cospetto del clamore e dei capelli strappati che il calciatore-brand provocherà per ogni dove. La terza: si sono create le condizioni per una pausa mediatica dal tormentone migratorio. La quarta: gli operai della Fiat, in attesa decennale per un aumento di salario, sono insorti alla luce dell'ingaggio faraonico accordato dal club torinese al cinque volte pallone d'oro.

Del suddetto quartetto di verità stagionali ci interessano essenzialmente i due segmenti extracalcistici: “il folle sciopero in Fiat” (come ama titolare sobriamente ilgiornale.it) e l'attenuazione provvisoria del protagonismo salviniano. E ci interessano perché, per una volta, nel bel mezzo dell'euforia generale, abbiamo assistito increduli all'infiltrarsi di una sottotrama mediatica in grado di sintonizzarsi con la rimossa conflittualità sociale in termini più congrui. La mitologia propagandistica, con il suo tambureggiante schema dell'immigrato cattivo che ruba il lavoro, ha dovuto, per una volta, far sgomitare il proprio timing serrato con concetti quali precarizzazione, disuguaglianza, compressione dei diritti, erosione delle retribuzioni. Concetti che meriterebbero soluzioni drastiche, rappresentanza politica, trattazione sistematica, centralità assoluta. Concetti che si fondano su matematiche tragiche, basti consultare i numeri sulla disoccupazione giovanile o sulle assunzioni a termine. Concetti che, assorbito l'acquisto di CR7 da parte della collettività, torneranno, purtroppo, a non essere notiziabili.

L'unico argomento di dibattito possibile, infatti, da circa un anno, sembra essere la non emergenza migratoria (conosciamo persone che l'hanno addirittura elevata a disturbo ossessivo-compulsivo). Questo perché, nella più totale strafottenza epistemica, ciò che importa non è la realtà, che nella fattispecie offre matematiche ben più rassicuranti (gli sbarchi sono in netta diminuzione da tempi pre-salviniani), ma la percezione della realtà. E la politica, in ogni sua declinazione, non può non farsene carico (tesi-cavallo-di-battaglia del “fuoriclasse” Minniti).

La percezione collettiva, insomma, a prescindere dalla propria fondatezza, deve essere prioritaria nell'agenda di chi governa (speriamo che il terrapiattismo non scali le classifiche del comune sentire...). Una politica di sostanza lo richiede. Tuttavia, sarebbe il caso di domandarsi se tale percezione abnorme del fenomeno migratorio, ormai nevrosi di massa, sia sopraggiunta fortuitamente nelle teste italiche (polacche, ungheresi, tedesche, francesi, ecc.) oppure se sia il frutto di una complessa operazione di ingegneria cognitiva, di una lenta fermentazione. Perché, a voler problematizzare un minimo, più che alla diffusa consapevolezza di tutti i limiti strategici impliciti nella pratica di un'integrazione a macchia d'olio, sembra proprio che ci troviamo davanti a un gigantesco meccanismo di difesa costruito ad hoc da chi vuole seppellire le inevitabili, nonché autentiche, conflittualità sociali derivanti dal modello socio-economico vigente.

In tal senso, le fazioni politiche di estrema destra, euroscettiche, populiste, fintamente anti-establishment, si prodigano in tutti i modi per spostare altrove il conflitto, dissimulandone le reali dinamiche e i reali protagonisti, legittimando l'attuale sistema mercatocentrico senza dichiararlo apertamente.

L'immigrato-usurpatore-del-lavoro, a un esame neanche così approfondito, acquisisce, in quest'ottica, le sembianze della classica illusione consolatoria, ergonomica, su cui far sedere il ceto medio impoverito, nostalgico del benessere perduto e smanioso, senza averne i mezzi, di ricostruirselo.

Il tutto funziona alla perfezione. L'assuefazione al ritmo sapiente della propaganda anti-immigrato non riesce a prender piede, quest'ultima potrebbe proseguire a oltranza. Tutti bramano il prossimo episodio. Ma proprio tutti. Persino presso la sinistra e la post-sinistra, dove il gridare al “fascismo” ogni due secondi rappresenta, per le perspicaci classi dirigenti attuali e non solo, l'ultima risorsa spendibile per ricompattare un elettorato entropicamente diluitosi in altri contenitori o in una granitica astensione. Chissà, magari, in mancanza di una qualsivoglia svolta autoritaria dietro l'angolo, sarebbe stato più opportuno prendere di petto la questione sociale, narrarla attraverso categorie e terapeutiche appropriate, renderla martellante e restituirle la giusta centralità all'interno del dibattito pubblico, a discapito del diversivo propagandistico escogitato dalle destre. Chissà. D'altronde, non ci risulta che le enormi disparità di retribuzioni e di tutele abbiano debuttato nel mondo con l'approdo di Cristiano Ronaldo alla Juventus.