Centro per i disabili - Anche a Benevento un dirigente comunale deve confrontarsi solo in modo pacato con chi contesta

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Un momento della protesta davanti alla sede del Centro a Benevento
Un momento della protesta davanti alla sede del Centro a Benevento

Esiste un modo rapido per passare dalla (eventuale) ragione al torto? Sì. E' l'autostrada a quattro corsie e senza traffico che in poche righe di una nota stampa ha percorso Alessandro Verdicchio, dirigente del Settore Servizi al Cittadino del Comune di Benevento e coordinatore dell'Ufficio di Piano Ambito B1. L'ultima comunicazione in ordine di tempo del Centro Sociale Polifunzionale per disabili “E' più bello insieme” allocato in via Firenze, al rione Libertà, deve aver fatto saltare il tappo della pazienza amministrativa. Alle spalle, come sappiamo, c'era infatti già una corposa mobilitazione (in particolare via 'social') della società politica e civile cittadina innescata, lo scorso 25 giugno, dalla paventata chiusura del Centro, come nella denuncia della Caritas . Vicenda che si è ritenuto ricomposta dopo una serie di incontri e mezzi svelamenti , prima di tornare invece a conquistare nuovamente spazio nel dibattito appunto in questi ultimi giorni, motivando l'articolata risposta del dirigente comunale di settore, appunto Verdicchio.

Che nella pedissequa, burocratica ricostruzione di fatti ha offerto la chiave di lettura del Comune di Benevento, approdando a una corretta visione del problema, ovviamente, secondo la 'sua' parte. Comprensibile nel tentativo di stabilire un fondo di chiarezza alla storia. Insomma, Verdicchio ha tenuto il comportamento dell'uomo di responsabilità amministrativa che lascia parlare le sue carte ovvero il traguardo sul quale avrebbe dovuto lavorare prudentemente.

E invece ha deciso di affiancare al lessico burocratico anche l'eccesso dell'opinione personale. Perché è piuttosto difficile sostenere che le parole di Verdicchio, spese comunque nella qualità di Dirigente del Comune di Benevento, possano essere assunte come proprie dal governo di quell'Ente locale, a meno che questo non la pensi allo stesso modo: “In ogni caso – ha scritto Verdicchio - , risulta intollerabile la demagogica strumentalizzazione della verità da parte dell'operatore economico Cooperativa Sociale “La Solidarietà” che, sfruttando i bisogni e le legittime istanze delle famiglie dei disabili, li usa come strumento per il conseguimento di utilità economiche, mediante un'azione dai toni intimidatori nei confronti di chi opera nel pieno rispetto delle norme giuscontabili cui è tenuto per dovere d'ufficio”.

E' piuttosto semplice anche per Verdicchio, magari a freddo, valutare quanto siano pesanti le accuse contenute in queste parole, non suffragate (a differenza della sua esposizione) da nessun fatto che non sia la mera 'percezione' di un fatto. Siamo quindi dinanzi a uno sconfinamento sul terreno del proprio modo di sentire, di avvertire cioè con un palese senso di fastidio la contrapposizione altrui (giusta o sbagliata che sia).

Ma, giocoforza, il ruolo di un dirigente apicale che assume decisioni anche importanti è oggetto di valutazioni da chi ritenga di sentirsi danneggiato o semplicemente da chi abbia un diverso punto di vista, per cui spiegare facendo ricorso agli atti è la migliore delle risposte possibili. Peraltro, senza l'avvertita necessità di riservarsi “di tutelare il proprio operato dinanzi alle autorità competenti”, espressione che suona un po' eccessiva vista comunque l’esposizione – per quanto di parte - dell'attività espletata che egli aveva fornito.

Quelle parole usate da Verdicchio restano purtroppo scolpite come un esempio della scarsa tolleranza o dell'insofferenza dinanzi alle critiche e danno l'impressione del Comune di Benevento come di un ente collerico che si pone come controparte utilizzando la pregiudiziale degli attacchi ricevuti. Che invece rientrano nella fisiologia amministrativa, e politica.