BCT - Al prossimo anno, attendendo con curiosità il programma e con la speranza della misura nelle parole

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Barbara D'Urso tra le protagoniste del BCT 2018
Barbara D'Urso tra le protagoniste del BCT 2018

Aiuta rivangare i classici? Scavare nelle pieghe di una lontana memoria di rana e scorpione? Proprio no. Non c'è bisogno di alcun supporto favolistico per avere la conferma che la 'natura' erompe, sempre. Lo dimostra un Antonio Frascadore in piena durante la conferenza stampa di bilancio della seconda edizione del Festival Nazionale BCT (Benevento Cinema e Televisione), sua privilegiata creatura ideata per il diletto di una comunità sensibile allo spettacolo, e ormai molto meno alla Città Spettacolo. Il direttore artistico ha tirato le somme di un innegabile successo. Ha posto l'accento sulla qualità degli ospiti di alto rango, solo intervistati in favore di un pubblico catodico osannante e in vena di tributi popolari (vista appunto la popolarità degli intervenuti). Ha ragionato – secondo le cronache dell'appuntamento - sui grandi numeri d'afflusso, a eventi del tutto gratuiti. Ha fatto un tuffo nell'economia del territorio, rivitalizzata dai 'sold out' nei ristoranti.

In questa ridda di numeri a corollario del boom riportato, e quindi in una discussione dai contorni elevati che ha investito mission festivaliera e proiezioni future dell'appuntamento, sbuca il prevedibile 'veleno', che vorrebbe avere il sapore dello strapotere nel successo: “Qualcuno ha provato a farsi spazio con critiche per partito preso, ma la cosa la rispediamo al mittente”, le sue parole riportare da Anteprima 24. Rese ancora più esplicite, nella cronaca di Gazzetta di Benevento, da quell'essersi “inalberato nei confronti di chi deve necessariamente svolgere critiche stupide e pretestuose. Facciamo una cosa così bella per la città ed a titolo completamente gratuito. Nessun compenso è previsto per me per questo enorme lavoro che faccio”.

E così via, macchiando il giusto rilievo e l'importanza nel calendario cittadino dell'appuntamento con il tirare in ballo nomi e artisti (che qui non appare utile richiamare per evitare malevoli commenti) quasi a dimostrare che, nonostante le dimensioni extraterritoriali che il festival vuole attribuirsi, difficilmente ci si allontana dal provincialismo dell'insofferenza. Che è una 'cifra' politica diffusa in questi tempi: “Ma come? Vi diamo in pasto il meglio e vi lamentate pure?”.

Infatti, meglio digiunare: si mantiene la linea e si è pure distanti dall'assistenzialismo culturale. Al prossimo anno, attendendo con curiosità il programma e con la speranza della misura nelle parole. (G.F.)