La Corte dei Conti in appello assolve Pepe e Maio per la nomina (nel 2006) di Mancini a dirigente del Comune di Benevento

- Politica Istituzioni IlVaglio.it
Fausto Pepe
Fausto Pepe

L’ex sindaco di Benevento dal 2006 al 2016, Fausto Pepe (PD), ha inviato ai giornali copia della sentenza di ieri della Corte dei Conti che lo “scagiona da ogni responsabilità erariale per la vicenda dei dirigenti al Comune di Benevento”. Ha aggiunto Pepe: “Solo per memoria ricordo che questo era l'ultimo dei provvedimenti pendenti presso la Corte dei Conti che riguardava il mio sindacato. Questa sentenza conferma la correttezza del mio agire amministrativo”. Il 17 dicembre 2015 fu depositata la sentenza del Collegio giudicante in primo grado della Corte dei Conti della Campania che doveva decidere su tre incarichi conferiti dalla prima Giunta Comunale di Benevento formata nel 2006 dal sindaco Fausto Pepe e sull'operato di alcuni dirigenti comunali. Dei tanti indagati furono condannati solo in tre: il sindaco Pepe, l'ex dirigente del Personale Umberto Maio e l'ex segretario generale Antonio Orlacchio. Il primo a pagare 60.000 euro, stessa cifra per Maio. Orlacchio invece la metà: 30.000 euro, per un totale di 150.000 euro, dei quasi 750.000 originariamente chiesti dalla Procura Regionale della Corte.

Poste allora sotto accusa furono sia la nomina di Angelo Mancini giudicata in primo grado effettivamente illegittima per colpa grave, sia quella di Francesco Delvino a dirigente della Polizia Municipale, sia quella di Silvio Ferrara a dirigente del Settore Urbanistica. Per queste due ultime nomine, il Collegio giudicante però già in primo grado non ritenne l’esistenza di responsabilità da sanzionare.

Furono fin da allora assolti (tramite il rigetto dell'accusa della loro responsabilità amministrativo-contabile) gli ex assessori Aldo Damiano, Salvatore De Toma, Antonio Medici, Claudio Mosè Principe, Giuseppe De Lorenzo, Luigi Ionico, Luigi Scarinzi, Italo Palumbo, Luigi Boccalone, Enrico Castiello, Pietro Iadanza, Cosimo Lepore e Raffaele Del Vecchio e con loro anche l'ex dirigente Silvio Ferrara.

In primo grado le responsabilità amministrative furono attribuite solo a Pepe (per quei giudici campani non poteva non ravvisare l'abnormità dell'operazione, atteso che aveva provveduto a conferire personalmente l'incarico di dirigente ad Angelo Mancini, dopo un giorno dall'intervenuta modificazione dei requisiti di accesso) e quelle gestionali a Maio e Orlacchio (la riduzione dei requisiti a tre anni appariva obiettivamente irrazionale e non traeva giustificazione da alcun aggancio normativo e, sempre per quei giudici, era risultata, oltre che illegittima, anche del tutto priva di motivazione).

Gli altri assessori invece furono assolti perché erano appena entrati in Giunta Comunale (solo da qualche giorno) e il provvedimento proposto in approvazione in Giunta era corredato dai pareri positivi di regolarità tecnica da parte degli organi tecnici di palazzo Mosti.
***
Quale fu la valutazione del giudice di primo grado nel 2015? Per svolgere l’incarico occorrevano a Mancini, oltre a una solida esperienza professionale, almeno l'iscrizione da cinque anni all'albo professionale. Mancini però nel 2006 iscritto lo era solo da tre. Il sindaco pensò di sanare tale mancanza con l'adozione - il giorno prima dell'assunzione - di una delibera di Giunta Comunale che portava a soli tre anni il tempo necessario d'iscrizione all'Albo. Per ciò, - per il collegio giudicante del 2015 - incaricando Mancini, il Comune di Benevento aveva acquisito una prestazione professionale non adeguata e ha pertanto subito un danno erariale riconducibile sia a chi lo aveva proposto che chi l'aveva adottato e contribuito all'adozione.
***
E veniamo all’attuale sentenza di assoluzione dei soli due appellanti Maio e Pepe. La cui motivazione fa diventare sconcertante la condanna di primo grado. La Corte dei Conti ha infatti sentenziato che il giudice di primo grado ha condannato sulla base di una norma del novembre 2009 che al momento della nomina di Mancini, nel giugno 2006, non esisteva! Quella norma appunto che prevedeva per poter essere nominato una solida esperienza professionale di almeno 5 anni. Come può essere sfuggita una valutazione tanto elementare in primo grado?!?

E infatti - ha scritto ieri la sentenza della Corte romana - la delibera di Giunta Comunale che portava l’esperienza professionale a 3 anni era pienamente conforme alla normativa vigente nel 2006 “e quindi non costituisce condotta né illegittima, né foriera di danno, rientrante nella discrezionalità dell’Amministrazione, consentita, di stabilire, nell’alveo del dettato normativo, i criteri di professionalità ed esperienza ritenuti necessari per la nomina ad un incarico professionale… Pertanto, la sentenza impugnata, in accoglimento degli appelli, deve essere riformata con l’assoluzione nel merito degli appellanti Maio e Pepe”. Il Comune di Benevento dovrà pagare le spese di giudizio: 3.000 euro.