Le tante ragioni per scegliere con chi e da quale parte stare ora in Italia

- La libertà basta volerla di Teresa Simeone
Roberto Saviano
Roberto Saviano

Io scelgo. Scelgo di stare con Roberto Saviano, perché è un uomo coraggioso; perché vivere sotto scorta, da dodici anni, significa vedersi negata una quotidianità che per ogni persona normale è scontata e necessaria. Io scelgo di stare con Saviano perché è uno scrittore e un giornalista e il suo impegno è nella parola; perché, al di là delle antipatie personali e della fallibilità o meno di alcune posizioni, paga, ogni giorno, ed è con la giustizia; perché quello che dice, nell’asprezza di come lo dice, è il tentativo di denunciare la perdita di un’umanità che dovrebbe vederci tutti impegnati nella sua difesa. Io scelgo di stare con Saviano perché c’è una sproporzione evidente di potere tra chi ricopre un altissimo incarico istituzionale e chi è un semplice scrittore, sproporzione che dovrebbe interrogare sull’opportunità di ricorrere a vie legali. Io scelgo di stare con lui perché il Ministro dell’Interno, la querela a Saviano, l’ha scritta su carta intestata del Viminale: “Quasi come se l'intero Stato si mettesse contro un singolo cittadino” ha concluso, in un articolo di qualche giorno fa, Il Sole24ore.

Io scelgo. Scelgo di stare con chi non tace, non perché pensi di avere qualcosa di importante da dire, ma perché ritengo che in certi momenti della vita “dire” rappresenti l’unico modo di rimarcare una distanza e testimoniare una vicinanza.

Io scelgo. Scelgo di stare con chi ha scritto col sangue le varie Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, Dichiarazione dei diritti umani, Carte costituzionali; con chi ha voluto fissare nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, oltre l’inviolabilità della dignità umana, l’articolo per cui nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti.

Io scelgo. Scelgo di stare con chi, oggetto di persecuzioni e di maltrattamenti, si è sentito per decenni chiedere, come nel caso degli ebrei, e continua a sentire, oggi, come nel caso di chi fugge da guerre e conflitti: “Perché non vi siete ribellati?”. È la posizione di chi, da una dimensione superiore, dà la responsabilità a chi non ha colpa della situazione in cui si trova, mettendo sotto interrogatorio non i carnefici, ma le vittime.

Io scelgo. Scelgo di stare con chi prova sgomento verso la violazione delle regole internazionali, verso i valori fissati tra gli esseri umani nel passaggio allo stato civile, verso le forme democratiche come i partiti e il Parlamento, verso chi nega all’altro “il diritto di avere diritti”; scelgo di stare con i giudici che si ribellano, i giornalisti che denunciano, i cantanti che si schierano, i giovani che non si lasciano intimidire, i resistenti che combattono con coraggio il neofascismo insidioso e il razzismo conclamato, i cittadini che intervengono contro neo pogrom antirom. Scelgo di stare contro il nazionalismo che genera xenofobia, il particolarismo localistico che genera sovranismo, il conformismo che produce passività, la radicalizzazione fatalistica di chi, intrapresa una strada, crede che quella sia l’unica da percorrere. E va avanti, autoconvincendosi che non si possa tornare indietro. E invece si può tornare indietro. A volte si deve.

Io scelgo. Scelgo di stare con chi oggi ha paura, perché la paura attiva le risposte dell’intelligenza e l’impegna nella ricerca delle soluzioni. Perché, come ha scritto chi di nazismo e fascismo è stato vittima, Primo Levi: «Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti».

Io scelgo. Scelgo di amare la verità. E, pur consapevole che essa ci sfugge sempre, soprattutto in tempi di liquidità e d’incertezza, e che ci sono limiti personali e oggettivi nel perseguirla, mi sforzo comunque di cercarla, oltre le fake news, oltre la disinformazione, oltre la comoda e facile lettura di un titolo a effetto. " La stupidità è un nemico del bene più pericoloso che la malvagità. Contro il male si può protestare, si può smascherarlo, se necessario ci si può opporre con la forza […] Ma contro la stupidità siamo disarmati. Qui non c’è nulla da fare, né con proteste né con la forza; le ragioni non contano nulla”[…] " Divenuto in tal modo uno strumento privo di volontà – scrive Bonhoeffer- lo stupido è capace di commettere qualsiasi male e di non riconoscerlo come male. Qui sta il pericolo di un diabolico abuso, con il quale certi uomini possono venir rovinati per sempre. "

Io scelgo. Scelgo di leggere chi mi può aiutare a non dimenticare: Dietrich Bonhoeffer, teologo e pastore evangelico, oppositore del nazismo, impiccato il 9 aprile 1945, nel campo di concentramento di Flossenburg. “Serviamo ancora a qualcosa? - si chiedeva - Siamo stati testimoni muti di azioni malvagie, ci siamo lavati con molte acque, abbiamo imparato l’arte della mistificazione e del discorso ambiguo, l’esperienza ci ha reso diffidenti verso gli uomini e spesso abbiamo loro mancato nella verità e nella libera parola: conflitti insopportabili ci hanno resi arrendevoli o forse perfino cinici. Serviamo ancora a qualcosa? Non di geni né di cinici né di gente che disprezza gli uomini né di tattici raffinati abbiamo bisogno, ma di uomini aperti, semplici, diritti. Ci sarà rimasta tanta forza di resistenza interiore contro le situazioni imposteci, ci sarà rimasta tanta spietata sincerità verso noi stessi da poter ritrovare la strada della semplicità e della rettitudine?”.

Io scelgo. Scelgo di stare con quei bagnanti che hanno soccorso, assistito e aiutato i cinquantasei migranti sbarcati a Isola Capo Rizzuto; scelgo di stare con le migliaia di italiani che, pur consapevoli dell’aspetto meramente simbolico del loro gesto, hanno indossato una maglietta rossa; scelgo di stare con quella maggioranza silenziosa che accoglie, che rispetta, che non odia sui social ma ascolta nella vita reale. Scelgo di stare con l’umanità che non si rassegna all’inciviltà e che è, quella sì, la vera comunità cui apparteniamo.