Al Comune di Benevento guidato da Mastella alle conferenze stampa non possono intervenire tutti i giornalisti

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Le tessere dei due giornalisti esclsui esposte nella circostanza a Palazzo Mosti
Le tessere dei due giornalisti esclsui esposte nella circostanza a Palazzo Mosti

Quando si tratta di capire i motivi alla base di alcuni comportamenti istituzionali nei rapporti con la stampa, ecco che la stampa (locale) stessa pare ritrarsi, attribuendo il valore della 'normalità' a circostanze che, invero, suonano quantomeno prive di qualsiasi, oggettivo supporto. Con qualche lodevole eccezione, ma senza la dovuta, necessaria enfasi, s'è appreso che due iscritti all'Ordine dei Gironalisti (tra cui Gabriella Debora Giorgione) siano stati tenuti lontani dal recente soliloquio/conferenza stampa ('stampa', attenzione) tenuta dal sindaco di Benevento Mastella, con la partecipazione di un’assessora e un dirigente comunale, in replica alle presunte accuse di disinteresse nei confronti delle istanze del CSP “E' più bello insieme”. La rivelazione obliqua ha assunto carattere lineare nella denuncia senza peli sulla lingua della Rete Sociale, ripresa da più organi di informazione, non da tutti. Nulla può cambiare nella valutazione del grave caso di discriminazione il fatto che la giornalista Giorgione sia pubblicamente schierata con le posizioni della Caritas e del CSP: l'averla tenuta fuori dalla stanza, al più, è un'aggravante.

Il Comune di Benevento ha allestito in realtà un monologo (magari in omaggio allo svelamento del programma teatrale di Città Spettacolo) per difendere l'operato proprio sia in sede politica che amministrativa, senza peraltro riuscire a scacciare l'impressione degli atteggiamenti eccessivi tanto dell'assessora (Orlando) quanto del dirigente (Verdicchio), i quali hanno entrambi sconfinato nel campo dell'opinione (come tale condivisibile o meno, e comunque censurabile nelle forme espressive) rispetto al racconto dei fatti.

In più, il valore unilaterale di tale comunicazione si è sommato a un episodio ancora oggi non chiarito ufficialmente, e privo di scuse. Che pertanto si prefigura come una limitazione al diritto di apprendere e informare. Soffocato dalla logica, naturale in questi casi e ancor più naturale in questa città, dell'obbedir tacendo. Un comportamento che eleva il tasso di insofferenza dell'amministrazione Mastella, e al contrario impreziosisce la forza morale di chi porta avanti tesi da discutere; svilisce pure le incolpevoli figure professionali dell'amministrazione cittadina deputate al ruolo di raccordo con gli organi di informazione (l’Ufficio stampa); trova la chiusura del cerchio proprio con questi ultimi, largamente evasivi, e con le locali deputazioni pochi, anch'esse rimaste zitte ancorché non prive, nelle loro fila, di punti di riferimento giornalistici.

Non vale la pena rammentare che Mastella, spesso, ricordi (soprattutto davanti ai giornalisti) di essere stato a sua volta giornalista (in realtà, lo fu effettivamente in un lontanissimo passato - prima del giugno 1976 - e per pochi mesi): lo fa per mera vanità. E questo brutto episodio lo dimostra una volta e per tutte: chi è (o solo è stato) giornalista sul serio mai potrebbe consentire che una iscritta all’Ordine dei giornalisti venga esclusa da una conferenza stampa. Mastella è solo un politico come tanti, di quelli poco tolleranti con chi ha opinioni contrarie alle proprie.