Dove sei, sinistra? Cosa sei diventata? Non ti trovo. Eppure, ancora non smetto di cercarti

- La libertà basta volerla di Teresa Simeone

Dove sei, sinistra? Cosa sei diventata? Dove lo sei diventata? In quale angolo ti sei ritirata, orgogliosa di un Aventino tanto irresponsabile quanto sterile? Ti sto cercando, ormai da troppo tempo. Ti ho cercata quando volevi il rinnovamento della politica, ma ho trovato la rottamazione della politica; ti ho cercato nelle rivendicazioni dei giovani, stretti tra contratti a termine e partite IVA; durante incontri con sindacati e strette di mano confindustriali; nelle pieghe di una Buona Scuola impossibile da giustificare. Anche dopo che sei scivolata, maldestramente, proprio sulla nostra Costituzione, ho continuato a cercarti, ferita e ribelle, irriverente come una figlia che critica il padre e lo contesta, ferocemente, dolorosamente, perché sono le sue le carezze che vuole. E non può, proprio non riesce a chiederle ad altri. Ogni tanto leggevo qualche bella pagina, gioiosa di solidarietà, di diritti e di colori, ma poi ricadevo nell’amarezza. Dove era Prodi, dove Veltroni, dove Bersani? Avrei voluto vederti unita, in movimento verso quel sol dell’avvenire lontano, non più visibile, lo capisco, sempre, tuttavia, nel nostro orizzonte: inquieta e irrequieta, interrogante e camminante su mille gambe ma nella stessa direzione. E invece no, di nuovo spaccata, di nuovo sorda agli interrogativi e fredda, lontana, se non addirittura arrogante. Ma non ho smesso di cercarti, anche quando ormai ti eri sbriciolata in mille fragili particelle.

Mi sono detta: è al suolo, ma pronta, deve esserlo!, a rialzarsi: non può, dopo tutto questo, non capire; non può, dopo tutto questo, non fare uno sforzo nel superare correnti e divisioni; non può, dopo tutto questo, procedere inconsapevole e consegnare il paese al mostro che sta crescendo, minaccioso, sempre più aggressivo e reale. E invece no, neppure stavolta ti ho trovata: dov’eri sinistra? A fare la conta dei traditori, a fare la conta dei fedeli o a cercare di valutare un’alternativa al governo che sembrava dovesse nascere dalla destra e dal M5S? Hai detto No a una possibile alleanza con chi è lontano dai tuoi valori, anche contro chi te lo chiedeva. Hai detto No e hai gridato che avresti fatto ciò che gli elettori avevano scelto che tu facessi: opposizione. Era giusto: non vincente, anche se nessun partito, in fondo, poteva dire di esserlo stato, ne eri risultata depotenziata, cosa di cui prendevi finalmente atto. Ed io, di nuovo fiduciosa, ho ricominciato a cercarti: ridimensionata, ma autentica, saresti ritornata a difendere diritti, a tutelare i bisogni dei deboli, degli invisibili, di chi è in silenzio perché non sa parlare, perché non può parlare, perché non ha la forza di parlare. Saresti stata vigorosa, appassionata e incisiva, tu che padroneggi, perché hai contribuito a crearli, gli strumenti democratici.

E, invece, le voci che da mesi stiamo ascoltando sono sempre le stesse: quelle di Saviano, quelle di papa Francesco, di don Ciotti, di Nespolo, quelle degli insegnanti, degli scrittori, dei cantanti, dei giornalisti, di Altan, di Biani, di Vauro, di Makkox, ma tra queste la tua non c’è o, se c’è, si perde, afona e ormai priva di coraggio. Timorosa e pavida, stai lasciando a noi, semplici cittadini, esposti a intimidazioni, minacce e querele, il dovere civico della parola contro l’ignavia comoda del silenzio.

Anche a Genova ti ho cercata, tra i resti di ponti che non dovevano cadere; negli sguardi terrorizzati dei superstiti; nelle urla disperate di chi ha perso un figlio, un marito, una madre; nelle parole aspre, dure, legittime o nel silenzio di chi muto ti avrebbe interrogato. Ma anche lì non c’eri, se non nelle facce sbigottite di quei pochi, troppo pochi, che hanno avuto il coraggio della presenza. Avrei voluto vederti lì in massa, compatta, fragile, esposta, ma vicina. Vicina a chi soffriva, a chi piangeva, a chi soccorreva.

Eppure, ancora non smetto di cercarti: tra quei salvatori del mare che si oppongono a Salvini, nella saggezza di Mattarella, nella fermezza dei magistrati, nella tenacia delle associazioni, nella forza dei giovani, nella resistenza di chi non si rassegna. Ti sto cercando a bordo delle navi che portano soccorso, tra i volontari delle ONG, tra i pianti dei bambini e gli sguardi vitrei di Josefa, nel grido soffocato di chi è scampato alla morte sotto quel ponte, tra gli sfollati, gli arrabbiati, i disperati. Tra la polvere di quelle macerie che, grigie e terribili, incombono su colpe, responsabilità, omissioni.

Dove sei, sinistra? Cosa sei diventata? Quale legame hai ancora con le nostre vite, con le nostre battaglie, con la nostra storia? Quale sangue, quali diritti, quali speranze condividi ancora con noi? Quale futuro?