Si fa presto a dire "Che bel regalo!". Sulla donazione della Gesesa di un'auto al Comune

- Politica Istituzioni di Pompeo Nuzzolo

Com’è noto, la Gesesa, società partecipata dal Comune di Benevento, ha donato a luglio un’auto, un pick-up Nissan, al corpo dei Vigili Urbani, suscitando una piccata reazione dell’associazione per l’acqua pubblica e di alcuni consiglieri di opposizione. Sul tema delle donazioni effettuate dalle società partecipate, c’è un interessante parere rilasciato, su richiesta del sindaco di Milano, dalla Corte dei Conti Lombardia (223/2018/PAR Lombardia). Il parere chiarisce alcuni problemi inerenti la facoltà delle società partecipate di effettuare donazioni e, nel contempo, secondo un ragionamento di buon senso, anche gli elementi di valutazione sull’«interesse pubblico» che competono all’Ente locale nel decidere sull’accettazione della liberalità.

La Corte, tra l’altro, afferma che “l’eventuale atto liberale o gratuito, estraneo all’oggetto sociale, pur rimanendo valido, sia di per sé suscettibile d’essere eventualmente sanzionato tramite le azioni civilistiche poste a presidio delle prerogative della società, dei soci e dei creditori sociali”.

In pratica, il parere, coerente con le sentenze della Cassazione, conferma che l’assenza nell’oggetto sociale della possibilità di effettuare donazioni non è un limite alla capacità di attivare contratti di liberalità, ma un limite posto agli amministratori di deliberare liberalità. Cosicché si pone a tutela del donatario (chi riceve la donazione) che è in buona fede.

Il parere, peraltro, pur se rilasciato per le società in house o controllate dal Comune, ci suggerisce che i principi esposti siano alla base del ragionamento per la valutazione dell’interesse pubblico necessario alla delibera che l’Ente deve assumere per l’accettazione del dono ricevuto.

Il problema si pone soprattutto per le donazioni elargite all’ente locale da una società partecipata che sia anche concessionaria di un servizio pubblico esercitato in regime di monopolio naturale, come quello del servizio idrico integrato.

Per i servizi dati in concessione, l’Europa, all’interno della tragica vicenda amministrativa dell'utostrada ligure, ha confermato che per questi servizi l’unico elemento di concorrenza è nella gara per l’affidamento della concessione.

Nella donazione elargita dalla Gesesa (delibera di Giunta n 128/18), il donatario, cioè il Comune, è contestualmente portatore di due interessi, quello di socio della società e quello di Ente che rappresenta gli interessi della collettività. Come socio, per quello che è indicato nel parere della Corte, deve valutare due elementi. Il primo è costituito dalla diminuzione patrimoniale che si verifica nei conti della Gesesa, il cui costo è contabilizzato nel bilancio societario; mentre, il secondo, dagli interessi della collettività che, per effetto della donazione avranno una tariffa aumentata del costo della donazione.

Tutti i soci della società, inoltre, per effetto della donazione avranno una diminuzione degli utili a fronte del vantaggio avuto da un solo socio: il Comune di -Benevento; mentre gli utenti riceveranno l’aumento della tariffa, sempre per effetto dei costi della donazione.

Il donatario, dunque, dovrebbe valutare quale sia l’interesse pubblico che giustifica l’accettazione della donazione. In questa valutazione l’organo deliberante è libero di decidere ma dovrebbe dimostrare, sempre rifacendosi ai principi espressi dalla Corte, quale sia a suo giudizio l’interesse prevalente.

Ma c’è un altro aspetto del problema che riguarda l’aumento tariffario ovvero la distribuzione del costo sugli utenti. Infatti, se la tariffa dell’acqua fosse uguale per tutti i comuni serviti dalla società, il costo sarebbe ripartito in modo identico, per cui pagano anche i cittadini dei comuni che non hanno ricevuto la donazione. Se, viceversa, le tariffe fossero diversificate da comune a comune, il costo della donazione si scaricherebbe solo sugli utenti del comune che ha ricevuto l’auto. Tutti i comuni, però, qualora fossero titolari di azioni, come già accennato, riceverebbero un utile inferiore perché unico è il bilancio della Gesesa.

Comunque, il tema innanzi descritto esiste solo per le società che operano in regime di monopolio naturale, mentre non esiste per le società che operano in regime di mercato. Per queste ultime è il mercato che regola l’opportunità delle liberalità in funzione della domanda mentre, per gli operatori che agiscono in regime di monopolio, le liberalità non incidono sulla domanda perché gli utenti sono quelli che devono per forza rivolgersi ad esse.