Rischio sismico pendente e Mastella che chiude ponti e apre scuole. Una nuova domanda

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Ponte San Nicola
Ponte San Nicola

Anche se la Giunta Mastella non ha voluto darne comunicazione ufficiale, c’è stato ieri un sopralluogo sul ponte sul torrente S. Nicola (com’è noto, dal 17 agosto chiuso al traffico), di alcuni tecnici (un paio di docenti universitari) e funzionari comunali. Probabili componenti di quella che sarà la, per ora solo annunciata ma non ufficializzata, commissione incaricata dal sindaco per verificarne la sicurezza e quindi l’idoneità per la riapertura. Mastella ha chiuso quel ponte - importantissimo per la scorrevolezza del traffico a Benevento e, in particolare per gli spostamenti e la vivibilità degli abitanti delle zone di Capodimonte e Ponticelli - dopo il crollo del ponte di Genova avvenuto la scorso 14 agosto. A progettare entrambi i ponti di cui stiamo parlando fu infatti lo stesso ingegnere Riccardo Morandi, quello di Benevento, peraltro, è di molto precedente, risalendo al 1954.

Quella di ieri è stata, raccontano i giornali avvisati da Palazzo Mosti, una mera ispezione conoscitiva che nulla ha aggiunto alle già manifestate preoccupazioni dei tecnici comunali che ne hanno determinato la chiusura: le travi che sarebbero interessate da fenomeni di ossidazione dei ferri dell’armatura, con annesse espulsioni di parte del calcestruzzo, probabilmente derivanti da infiltrazioni di acqua. Ciò in aggiunta al fatto che trattasi di un ponte che, per l’età raggiunta, di per sé, in assoluto, necessita da anni di un’accurata verifica sulla sua idoneità a sopportare ancora il traffico veicolare.

Ma la viabilità del Ponte S. Nicola non è una questione appena sorta. Due anni fa, si era nell’ottobre 2016, l’appena insediata amministrazione Mastella lo chiuse al traffico, per l’effettuazione di lavori sulla parte superiore; poi lo riaprì a gennaio 2017, avendo non solo espletato detti lavori ma rassicurando sulla sua sicurezza, dato che alla base nemmeno l’alluvione dell’ottobre 2015 aveva creato problemi. Da qui la domanda posta a chi amministra Benevento, ancora senza risposta, sul perché quel che non era stato reputato un rischio 20 mesi fa lo possa costituire ora, sul cosa sia potuto cambiare.

Ma non è solo questo l’unico quesito. Mastella, nel chiudere il ponte S. Nicola, ha fatto anche riferimento ad alcuni eventi tellurici di questi giorni in Molise. Inoltre, sempre in tema di rischio sismico, l’altro ieri Mastella ha, purtroppo e pericolosamente, dichiarato in una conferenza stampa, che farà riaprire il 15 settembre le 19 scuole materne, elementari e medie (che ricadono nella competenza del Comune di Benevento) in attesa che se ne accerti il grado di esposizione al rischio sismico degli edifici che le ospitano (sono stati annunciati almeno 10 mesi per poterlo stabilire).

Non è questione astratta, perché da un lato questo territorio è notoriamente esposto al massimo rischio sismico, dall’altro i 19 edifici in questione sono datati nel tempo e di molto anteriori all’entrata in vigore della più recente normativa antisismica, che è molto più esigente rispetto alla precedente. Ne abbiamo appena scritto, preoccupatissimi, sul Vaglio.it (clicca e leggi). Tutto ciò ricordato, ci è poi venuto in mente un altro dubbio: il Comune di Benevento ha approvato con delibera di Giunta n. 88 del 9 maggio scorso un Accordo di Programma col Dipartimento di Ingegneria dell’Università del Sannio, ai sensi dell’art. 34 del D. Lgs. N. 267/2000. Scopo dell’atto è di concorrere all’ottenimento dei finanziamenti resi disponibili dalla legge n. 96 del 21 giugno 2017 e dal relativo avviso pubblico del 28 marzo 2018.

Sulla base di questo strumento negoziale l’Università beneventana risulta abilitata a svolgere tutte le attività proprie dell’Ufficio Tecnico Comunale, vale a dire le verifiche di vulnerabilità sismica sugli edifici di proprietà pubblica, in particolare sulle scuole, e le progettazioni per gli interventi di adeguamento sismico che si dovessero rendersi necessarie su ponti e altre opere d’arte. Ma c’è ben altro. Nel documento, si affidano, in realtà, ben quattro compiti istituzionali: a) l’elaborazione di uno studio di vulnerabilità sismica di ampiezza urbana; b) la redazione del programma temporale delle verifiche; c) la composizione del Piano Straordinario di Messa in Sicurezza Antisismica di cui all’art. 80, comma 21 della legge n. 289 del 27 dicembre 2002; d) L’esecuzione di studi e progetti di intervento sugli edifici selezionati. Perché questo accordo non ha prodotto effetti finora?