Il presidente Claudio Ricci e il valore intermittente della costituzionalità

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Ricci (PD) seduto al tavolo con Delrio (PD)
Ricci (PD) seduto al tavolo con Delrio (PD)

Va dato atto al presidente – ormai uscente - della Provincia di Benevento, Claudio Ricci, di essersi espresso con continuità d'opinione sul 'valore' della disposizione legata al nome dell'ex ministro Delrio la legge 56 del 2014: la riforma di tali enti si è rivelata una clamorosa incompiuta (tagli di personale, risorse, competenze, eccetera), pertanto – il pensiero di Ricci - è da “ripristinare il sistema dell'elezione diretta popolare”, tanto per il vertice quanto per il Consiglio. E ciò come diretta conseguenza di “una norma, che lo stesso Legislatore aveva definito 'Legge ponte in attesa della riforma della Costituzione', di fatto cancellata dall’esito del voto referendario del 4 dicembre 2016 che ha bocciato a maggioranza la riforma della Costituzione”. Peraltro, il concetto è stato appena ripetuto anche nell'ultimo Consiglio Provinciale, del 7 settembre, causa le 'mani legate' dell'ente in tema di riassetto organizzativo (niente assunzioni per il 2018-19), per un piano in cui “non c’è alcuna capacità di scelta da parte nostra. Abbiamo denunciato quotidianamente tutto ciò che non andava della Legge Delrio che, quale prima criticità, nasce come legge provvisoria. Già questo tecnicismo è sbagliato e non doveva essere nemmeno firmata dal Presidente della Repubblica. È il classico esempio della provvisorietà. La riforma non c'è stata per cui la Legge Delrio oggi ha problemi di costituzionalità, come dicono i massimi giuristi italiani, a partire da Onida”.

Appena dopo la bocciatura referendaria, però (dicembre 2016), e il nuovo passaggio elettorale (gennaio 2017) con una risicata riconferma per Ricci e consiglio spaccato come una mela (5 a 5), Spartico Capocefalo, ex consigliere provinciale, presentava un ricorso (sotto il profilo per così dire 'tecnico' della Legge) ritenendo Ricci un “presidente abusivo” perché non già sindaco all'atto della rielezione e, in particolare (diciamo sotto il profilo 'intellettuale' dell'interpretazione della Legge), le elezioni provinciali “illegittime perché è stato bocciato il referendum e quindi si applicano le norme del Tuel art 46, che prevede l’elezione diretta da parte dei cittadini”. “Siamo in presenza di due normative per l’elezione del consiglio provinciale – scriveva ancora Capocefalo -, quella Delrio e quella del Tuel, per cui la Corte costituzionale deve eliminare tale contrasto”.

E' andata a finire come sappiamo, sia al Tribunale di Benevento che all'adita Corte d'Appello di Napoli (aprile 2018): Ricci è regolarmente presidente, per quanto non fosse più sindaco alla data della rielezione. “La legge è chiara ed il ruolo del Presidente della Provincia è assolutamente legittimo”, ebbe a commentare lo stesso Ricci.

In entrambi i casi, i tribunali hanno anche respinto “l'eccezione di incostituzionalità della Legge 56”. Problemi, dunque, di costituzionalità inesistenti alla data della rielezione... eppure “la riforma non c'è stata per cui la Legge Delrio oggi ha problemi di costituzionalità, come dicono i massimi giuristi italiani, a partire da Onida” (settembre 2018).