Il fosco quadro della Samte gli era noto, Solano non si doveva dimettere

- Politica Istituzioni IlVaglio.it

Comincia a diventare uno spiacevole stillicidio quello delle dimissioni dagli incarichi di vertice di enti strumentali sanniti. E va detto che, nei due casi più recenti, la miccia sotto la poltrona è stata accesa dalle fiamme allo Stir di Casalduni (leggi), che tante conseguenze hanno innescato: dall'emergenza ambientale alla crisi nella raccolta rifiuti, appunto fino all'abbandono di presidenti o amministratori unici, come Giovanna Tozzi (andata via dall'Ato che mai avesse cominciAto il suo lavoro) e, ora, Fabio Solano, che ha manifestato in conferenza stampa (12 settembre) la volontà di dimettersi, irrevocabilmente, dalla guida della Samte (acronimo di Sannio Ambiente e Territorio), la società nata nel 2009 ed interamente partecipata dalla Provincia di Benevento, con un importante ruolo nel ciclo della raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani.

Le seconde dimissioni a distanza ravvicinata (leggi) affondano le loro radici nel... fuoco di fila che ha investito politicamente l'azienda e la Rocca – poste sotto accusa per le carenze strutturali e gestionali - dopo il disastro a Casalduni: quest'ultimo ha fatto divenire il solco già allargato dal concordato preventivo un vero e proprio baratro causa il mancato pagamento per i servizi svolti da parte di più comuni.

Solano, esponente del Pd, che abbiamo già ritrovato all'Adisu, al Comune di Benevento, in Sannio Europa, all'Amts, nello staff del presidente alla Rocca, è stato nominato amministratore unico di Samte da Claudio Ricci il 26 gennaio 2018, succedendo a Nicolino Cardone. C'è anche da credere fosse ben conscio del compito che lo attendeva: “Nei decreti del Presidente Ricci si sottolinea la gravità e l'urgenza di affrontare e risolvere lo stato di crisi aziendale in cui versa la Samte”, scriveva Ottopagine in quel gennaio di nomina. Proseguendo: “E' in corso la procedura di concordato preventivo presso il Tribunale di Benevento ed i dipendenti della Società, che lavorano presso l’impianto Stir di Casalduni, sono stati posti in regime di cassa integrazione: è ben noto, peraltro, che tale situazione di difficoltà sia stata determinata esclusivamente dal fatto che, ad oggi, non sia stato possibile riscuotere i cospicui crediti vantati nei confronti di alcuni Enti locali sanniti”, situazione evolutasi, nei mesi successivi, con l'ammissione al concordato e il perdurante stato di morosità che ha favorito l'instaurarsi di un contenzioso con i comuni ritenuti inadempienti.

Dunque, le carte erano piuttosto scoperte, e lo stimolo – per Solano - piuttosto forte: “Questa nuova esperienza professionale mi gratifica oltremodo e al tempo stesso rappresenta per me una grande responsabilità verso l’Ente e verso tutta la cittadinanza che fruisce, anche se indirettamente, del servizio offerto dalla società”.

Sono trascorsi nove mesi senza sensibili miglioramenti sul versante delle ricordate criticità, ma siamo ugualmente al sipario che cala (o dovrebbe calare), sulla spinta propulsiva soprattutto degli attacchi concentrici post-incendio. Solano, infatti, indirizzando il suo atto d'accusa in particolare contro i sindaci colpevoli di aver tenuto vuote le casse della società, ha deciso di mettere a nudo il re, anche giustamente: “Ora tutti si assumano le proprie responsabilità”, ha detto, dimettendosi. Ma dimettendosi in questo grave contesto si assumono le proprie