Caro Lucio, ti scrivo...

- L'Erba Vaglio di Carlo Panella

Caro Lucio ti scrivo…
Cercando di scansare la retorica nel dirti quello che sento, perché le tue canzoni, la tua musica, la tua voce, i tuoi versi che hanno accompagnato la vita di tanti, l’hanno fatto anche con la mia, fin dalla prima adolescenza.La profonda tristezza e il rimpianto per la tua improvvisa scomparsa odierna sono corali.

Le tue canzoni popolari nel tempo - molto vicine a una determinata stagione e ai suoi protagonisti - segnano tappe. Personali e politiche, si sarebbe detto una volta. Ti scrivo io per il mio, come potrebbero fare in milioni per il loro.Da ragazzino mi commossi, nell'inverno del 1971, ascoltandoti, in bianco e nero, sul palco di Sanremo, cantare Gesù bambino che la censura volle trasformare nella tua data di nascita 4.3.1943. Per quanto era bella doveva vincere. Non fu così.

L’elenco delle perle musicate da citare sarebbe lunghissimo. Non posso tacere quelle degli inizi e dalla parte dei perdenti: Piazza Grande, Itaca e La Casa in riva al mare.Come dimenticare poi l’attesa dei cartoni in tv e la tua sigla Fumetto? Nella quale, celebrandone gli eroi, contemporaneamente, facevi capire: "Che mondo sarà se ha bisogno di chiamare Super Man...".

Tua la colonna sonora degli Lp con Roberto Roversi che mi hanno accompagnato negli sconvolgenti e tumultuosi, terribili anni ’70. In cui la tua acuta ironia stemperava concreti timori, ad esempi, di golpe fascisti, con la caricatura del Colonnello che tra colpi di tosse e voce stentorea, minaccioso declamava: "L’elenco ce l’ho: i disfattisti, i comunisti e i pederasti".

Tue le denunce delle alienazioni in arrivo per la società dei computer o dell'inquinamento atmosferico, già subito, frutto immediato e devastante dello sviluppo sfrenato che ci ha avvelenato l’aria, all’Anidride solforosa: " Ieri la città si vedeva a malapena oggi la città si vede tutta intera. Ieri il mare si scuoteva da fare pena oggi il mare ha la barba tutta nera".

Fino all’energia tua che urgeva dentro (e l’ha fatto fino agli ultimi istanti di vita passati su un palco) e con il ritmo incalzante di parossistici pistoni vibrava, allora, in una generazione che non si voleva accontentare, pericolosamente in corsa, anche a costo di schiantarsi come Tazio Nuvolari: "Nuvolari è bruno di colore, Nuvolari ha la maschera tagliente/ Nuvolari ha la bocca sempre chiusa, di morire non gli importa niente… / Corre se piove, corre dentro al sole Tre più tre per lui fa sempre sette / Con l'Alfa rossa fa quello che vuole dentro al fuoco di cento saette!

"Poi ci fu l’exploit a cominciare dall’album "Com’è profondo il mare". Con la dirompente e per l’epoca trasgressiva Disperato erotico stomp, due accordi sulla chitarra (che io ho imparato a suonare con i tuoi brani): "A parte i capelli, il vestito la pelliccia e lo stivaleaveva dei problemi anche seri, e non ragionava male. Non so se hai presente una puttana ottimista e di sinistra,non abbiamo fatto niente, ma son rimasto solo, solo come un deficiente".

Nello stesso Lp dove vagava Il cucciolo Alfredo o dove ogni tristezza e delusione d’amore cullava Quale allegria: "Con allegria a far finta che in fondo in tutto il mondo c'è gente con gli stessi tuoi problemi e poi fondare un circolo serale per pazzi sprassolati e un poco scemi".Fino all’acme di quei fine ’70 con L’anno che verrà: "E si farà l'amore ognuno come gli va, anche i preti potranno sposarsi ma soltanto a una certa età, e senza grandi disturbi qualcuno sparirà, saranno forse i troppo furbi e i cretini di ogni età".

Caro Lucio,
tu hai amato e suonato il jazz, la lirica e il bel canto, in particolare la canzone napoletana il cui immenso patrimonio hai saputo arricchire con la tua Caruso. I successi non sono certo finiti negli ultimi vent’anni tra un Amore disperato, e popolari hit (Canzone o l’Attenti al lupo di Ron).

Ma quasi cinquant’anni d'arte non si possono racchiudere in poche righe.Per ciò per salutarti e ringraziarti di quanto ci hai dato e mi hai dato cantandomi la vita (e per cui te voglio bene assaje, ma tantu tantu bene sai…) prendo a prestito dei versi da una tua canzone tra le meno note, non tra le meno belle Latin lover, come un ereditato auspicio di un piccolo grande uomo: "Fratello dobbiamo volare nei cieli più limpidi Bisogna imparare a sognare per essere liberi così non serve nemmeno volare per essere liberi".