La vicenda del fondo vincolato nel Comune di Benevento per la costruzione del depuratore e le sue implicazioni

- Politica Istituzioni di Pompeo Nuzzolo

Avere i fiumi inquinati e il territorio invaso dai rifiuti non è una condanna eterna che i cittadini devono obbligatoriamente subire. Se altri territori sono riusciti a risolvere la questione dell’inquinamento delle acque e della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, bisogna chiedersi quali siano le ragioni per le quali non è stato possibile per il Sannio e per la Campania risolvere questo problema. Un’analisi sugli errori è doverosa, se non altro per non cadere negli stessi errori. Questa mia breve riflessione riguarderà solo l’inquinamento delle acque.

La legge Galli (36/1994) introdusse il canone di depurazione, obbligando i comuni privi di un apposito impianto centralizzato a far affluire i relativi proventi in un fondo vincolato, cioè, destinato esclusivamente alla realizzazione e alla gestione delle opere e degli impianti centralizzati di depurazione. Il Comune di Benevento istituì il canone come per legge, creando, immagino, un apposito conto vincolato. Il canone era ed è commisurato all’acqua immessa in fognatura, in pratica al consumo dell’acqua. Nel 1999 il dlgs152, a seguito di un notevole contenzioso,stabili che la tariffa riferita al servizio di pubblica fognatura era dovuta anche in assenza di impianto, conservando l’obbligo di destinare i ricavi alla costruzione dell’impianto depositandoli in un apposito conto.

Il decreto aggiunse al comma 1bis che così recita:” I comuni già provvisti di impianti centralizzati di depurazione funzionanti, che non si trovino in condizione di dissesto, destinano i proventi derivanti dal canone di depurazione e fognatura prioritariamente alla gestione e manutenzione degli impianti medesimi.” I comuni che hanno dichiarato il dissesto hanno l’obbligo di conservare i fondi per la costruzione dell’impianto, pure se finanziato da altri soggetti, al fine di garantire la realizzazione dell’impianto anche per fronteggiare maggiori costi derivanti da varianti o imprevisti in corso d’opera.

La consistenza di tale fondo non è facilmente leggibile nei conti del Comune di Benevento, forse, perché non è evidenziata.

Per comprendere il fenomeno contabile, espressione di comportamenti e azioni, credo sia opportuno partire dal primo conto post dissesto. La lettera inviata dalla Gesesa, la Spa privato-pubblica che cura il servizio idrico in città, relativa ai crediti e debiti fra detta società e il proprio socio di minoranza, Comune di Benevento, ci dà una informazione utile per valutare i flussi finanziari del tributo. I crediti del Comune ammontano a 907.879,94 euro di cui 791.077,29 per canoni incassati nel 2017. Di questi, circa 70.000 sono “di competenza commissario”. I debiti nei confronti della Gesesa ammontano ad euro 1.265.690,90.

Per effetto di quanto disposto dall’art 14, sopra indicato, i proventi del canone dovrebbero confluire in un conto per la costruzione dell’impianto di depurazione centralizzato. Il gettito non è di poco conto, sia sotto il profilo della cassa, sia per la sua entità che, se riferita anche al gettito passato, avrebbe potuto consentire la realizzazione dell’impianto di depurazione, già da molti anni. Avrebbe, inoltre, reso possibile, con una leggera interpretazione estensiva, di intervenire su quei pochi impianti mal funzionanti che hanno costretto la magistratura a intervenire severamente.

La disposizione legislativa non sembra consentire compensazioni fra debiti e crediti fra la Gesesa e il Comune socio perché il creditore del gettito dovrebbe essere il conto vincolato e quindi presente nell’avanzo vincolato del Comune.

Alcune regioni hanno disciplinato i tempi di versamento da parte del gestore del servizio al conto vincolato, mentre altre hanno previsto che il gettito fosse versato all’Ato per gli scopi previsti dalla legge. Il gestore del servizio idrico, in quanto concessionario, è tenuto a prelevare il canone di fognatura e depurazione. Sentenza n. 976/2011 del 1° giugno 2011 - Sezione giurisdizionale per la Campania (PDF,259KB).

Questa mia riflessione, al di là di altri aspetti, vuole sollevare l’attenzione sul fatto che il mancato deposito o un eventuale uso improprio del gettito potrebbero aumentare la spesa corrente a fronte della quale non esiste un'espansione delle entrate correnti ma semplicemente un uso improprio di un prelievo destinato agli investimenti.