Il Benevento ancora sconfitto a Pescara ha mostrato assenza di personalità e di fiato

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Il portiere del Benevento Puggioni
Il portiere del Benevento Puggioni

7 tiri in porta contro 1, 4 nello specchio della porta contro 0: le statistiche nel calcio non sono in grado di offrire sempre chiavi univoche di interpretazione di un incontro, ma talora qualcosa permettono di capire. Queste riportate, relative ai primi 45' del Benevento a Pescara, fotografano la scarsa (?) incidenza in fase offensiva che ha permesso ai padroni di casa abruzzesi di 'concentrarsi' più e meglio nell'altrui metà campo. Dove, giocoforza, la maggiore pressione esercitata crea slabbrature nel settore di contenimento e favorisce fatali disattenzioni (a proposito: numeri, questi, che sfuggono alle statistiche...), come quella da cui s'è originato il meritato vantaggio a opera di Mancuso.

4 tiri in porta contro 4, 2 nello specchio della porta contro 2: ed ecco quando le statistiche del calcio – siamo al dato del secondo tempo di Pescara/Benevento – non traducono il vero. Sembra l'istantanea di un'equivalenza, non è così. Dei due tiri pescaresi, uno è il gol del definitivo vantaggio (Machin), l'altro un... miracolo di Puggioni su Brugman. Dei due tiri in porta dei sanniti, uno non nasce da alcuna manovra: è da fermo e ha dettato il momentaneo pareggio di Viola.

E, a proposito di statistica, sorge spontanea una modesta considerazione quando sfumano le immagini del diagonale spentosi mestamente a lato e non di poco, disegnato da Maggio (non proprio un uomo d'attacco) nei minuti del malinconico finale di partita: a meno di non avere un’efficacia spaventosa, con due tiri che mettono il portiere nel... mirino magari si rivela un po' difficile portare a casa il risultato. E' un po' come giocare a basket, senza però guardare il canestro...

Dal momento che la fase d'attacco non 'nasce' da se stessa, ma - processo finale e negli auspici risolutivo - è connessa all'efficacia di altri reparti e quindi dipende dalla costruzione del gioco, più che di sterilità giallorossa (il Benevento è tra i migliori attacchi, con 13 reti), si deve paradossalmente parlare di scarsa pericolosità e relativo... indotto nella propria metà campo (il Benevento è anche tra le peggiori difese).
I tratti, dunque, sono allo stato quelli dell'assenza di personalità della squadra. E pure di fiato.

“Niente processi”, ha invocato – per non evocarli – il tecnico Bucchi al novantesimo, ma qualche indagine pur necessita. Sarà un classico momento-no: è giunto in fretta e magari è un bene, e si spera abbia la caratteristica negativa appunto del 'momento'. Perché più d'uno di questi nel corso di un torneo – va da sé – lo compromettono. Un lusso per questo Benevento.