La lezione di Iavarone e la sanità sannita: chi ha il ruolo e i mezzi per rispondergli tace

- Politica Istituzioni IlVaglio.it
Antonio Iavarone
Antonio Iavarone

Scorrendo l'ultima nota diffusa alla stampa (leggi) dal management dell'azienda ospedaliera San Pio (Rummo di Benevento + S. Alfonso di Sant'Agata de' Goti), non senza difficoltà data la ridotta conoscenza delle metodologie e del lessico sanitario e soprattutto per la consueta, debordante farcitura dell'idioma d'OltreManica, si avverte davvero l'impressione che il direttore generale Pizzuti ha inteso evocare con poche, sapide parole: “Giorno per giorno, realizzazione dopo realizzazione, nel silenzio operoso stiamo portando la nostra Azienda a livelli invidiabili di alta specializzazione e di esemplare efficienza”.

Guarda caso, specializzazione ed efficienza sono termini aleggiati anche in una recente osservazione emersa, qualche giorno fa, nel corso di un incontro promosso dall'associazione Futuridea assieme a Rotary di Benevento, Lions Benevento Host, Associazione Internazionale Guido Dorso. Una osservazione non di poco conto, dal momento che è venuta, al teatro San Vittorino, per bocca di un beneventano illustre, il professor Antonio Iavarone, “cervello” stanziale – buon per lui... - negli Stati Uniti, dove insegna Patologia e Neurologia (Columbia University di New York, per dire).

Dello scienziato di Benevento, che nella ultima circostanza cittadina, su invito di 'Futuridea', ha tenuto una lectio magistralis ('La terapia personalizzata dei tumori'), è risaputo l'impegno ventennale nella lotta contro il cancro, con significative scoperte nel campo della ricerca. Una voce accreditata, dunque. Una voce chiara, che, alle domande dei giornalisti sulla creazione del Polo Oncologico a Sant'Agata dei Goti, ha così risposto: “Vivo a New York e non sono al corrente di certe vicende. Posso solo dire che purtroppo ricevo una quantità esagerata di richieste da parte di malati con tumore che vengono abbandonati dalle strutture italiane in generale, ma soprattutto del Sud. In questo momento, quindi, non ci sono delle istituzioni in grado di fornire novità terapeutiche a tumori considerati incurabili ma che tali non sono se c'è la possibilità di fare degli studi approfonditi.

Non ho pertanto la possibilità di commentare tali vicende, ma posso soltanto dire che oggi questo tipo di strutture non esistono in Italia ed in particolare nel Sud dell'Italia, e sì che ce ne sarebbe bisogno. Ma non credo che le cose vadano in questa direzione, perché i progetti seri sono quelli che coinvolgono le comunità internazionali degli scienziati. Se io non ne so niente, non credo che questo sia un progetto serio”.

Questa è l’opinione di Iavarone e da queste colonne non abbiamo i mezzi per confermarla o smentirla. Solo un dubbio: chissà se il 'silenzio operoso', citato dal manager del San Pio Pizzuti, è parente prossimo del silenzio opportuno... Ovvero quello fatto seguire alle parole di Iavarone da chi invece istituzionalmente ha, se non i titoli, almeno il ruolo per concordare o smentirlo.