La difficoltà di comunicare di fronte alla marea social sempre più alta e minacciosa

- La Botte di Diogene di Anteo Di Napoli

Per una coincidenza, che forse meriterebbe un approfondimento psicanalitico, ho scritto l’ultimo articolo per Il Vaglio per ricordare la scomparsa di mio padre e torno a scrivere nel giorno della sua nascita. Mai come in questo periodo, mi mancano i suoi commenti al desolante spettacolo offerto dalla classe politica, a partire da una opposizione imbelle che, quando era al governo, ha commesso errori tali da spianare la strada all’attuale maggioranza (per la quale rinuncio a cercare aggettivi). Forse dal pozzo senza fondo dei suoi ricordi avrebbe tirato fuori uno dei suoi cavalli di battaglia, relativo a Giuseppe Romita, politico socialista, incarcerato a lungo dal fascismo e divenuto ministro dell’interno nel 1945 dopo la liberazione. Gravato dalla responsabilità dell’altissimo incarico (si trovò tra l’altro a gestire il referendum istituzionale monarchia-repubblica), pare che Romita, prima di prendere qualsiasi decisione, si chiedesse: “Cosa farebbe Cavour al mio posto?”.

I tempi sono cambiati e dubito che il Conte piemontese possa essere, nel momento di decidere, il riferimento dell’attuale successore di Romita e di altri suoi colleghi di governo, che preferiscono attraverso i social sintonizzarsi in tempo reale con umori non di rado poco mediati dalla fatica dello studio e dell’approfondimento. L’ansia social è tale che può capitare di avviare una diretta facebook a Consiglio dei ministri in corso, sottovalutando il rischio che un emissario dei “poteri forti” ne approfitti per modificare il provvedimento appena deliberato…

“La situazione politica è grave ma non è seria”, avrebbe detto Flaiano. Ma sono tempi duri anche per la satira che, sempre a detta di mio padre, ritraeva Romita nell’atto di farsi la domanda su Cavour nelle situazioni più disparate, ad esempio mentre si trovava assiso su scranni poco istituzionali…

Ai nostri giorni la satira ha il fiato corto, impegnata a tentare imitazioni di originali che, come la tartaruga del celebre paradosso di Zenone, si trovano sempre un passo più avanti di “Achille-Crozza”... La classe politica meno istruita (non mi riferisco solo ai titoli di studio conseguiti) che si ricordi ha scatenato una sorta di caccia ai cosiddetti “professoroni”, condotta a colpi di “like”, mettendo alla berlina come “nemico del popolo” chiunque provi a sollevare dubbi in virtù di specifiche competenze tecniche. Un clima dominato da sordo rancore che mi ha portato, non solo ad allontanarmi dai social, ma anche a rinunciare a scrivere, non riuscendo più a individuare un “lettore-tipo” col quale colloquiare. Non si contano negli ultimi mesi gli articoli scritti e lasciati morire sul desktop.

Avrei voluto raccontare, ad esempio, del viaggio in Bretagna e Normandia, scelto senza esitare in alternativa ad altri, appena letto sul programma che era prevista la visita all’arazzo di Bayeux, ricamato secondo la tradizione dalla regina Matilde, moglie di Guglielmo il Conquistatore, sovrano normanno che nel 1066 conquistò l’Inghilterra in seguito alla vittoriosa battaglia di Hastings, eventi descritti nei quasi settanta metri di quest’opera straordinaria. In un certo senso sono cresciuto con l’arazzo, poiché un poster che ne ritrae un particolare è collocato proprio all’ingresso della casa di Paduli in cui sono vissuto prima di trasferirmi a Roma. Bayeux dista pochi chilometri dai luoghi dello sbarco alleato in Normandia il 6 giugno 1944, come la spiaggia di Arromanches, dove fu installato lo stupefacente porto artificiale, costruito dagli inglesi in gran segreto nei mesi precedenti, che consentì agli Alleati di sbarcare uomini e materiali. Il porto artificiale di Arromanches è considerato come la più grande opera di ingegneria bellica dall’epoca del ponte di barche sull’Ellesponto fatto costruire, secondo Erodoto, dal Gran Re Serse I per invadere la Grecia durante la seconda guerra persiana nel 480 a.C.

La visita al museo dello sbarco, costruito sulla spiaggia, e ai bunker tedeschi del Vallo Atlantico sulle alture circostanti, dovrebbe rappresentare un monito imperituro all’abisso di sangue nel quale il nazionalismo (termine aggiornato in sovranismo) ha precipitato l’Europa e il mondo intero. Ho paura che la memoria collettiva, non più alimentata dallo studio della storia, sempre più marginale, possa subire la sorte che le maree riservano alle spiagge di Normandia e Bretagna. Ad Arromanches prima di entrare nel museo scattammo delle foto sulla spiaggia e all’uscita, circa un’ora dopo, la spiaggia non c’era più.

In un certo senso la mia voglia di scrivere si è inabissata per effetto della marea social sempre più alta e minacciosa. Nell’attesa della bassa marea, corroboro lo spirito leggendo molto, come non facevo da tempo, godendo di ogni libro come delle mitiche ostriche del mercatino bretone di Cancale, vendute in vassoi da 12 alla modica cifra di 7 euro (limone incluso), da mangiare seduti su un muretto, per poi gettarne il guscio sulla spiaggia (il vassoio si restituisce). In attesa della prossima marea...