Quel che nell’ottobre del 1922 non si poteva sapere e quel che ancora accade oggi, avendolo sperimentato

- La libertà basta volerla di Teresa Simeone
Predappio casa del fascio
Predappio casa del fascio

"Avrei potuto fare di quest'aula sorda e grigia un bivacco di manipoli. Potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto". Sono le frasi più celebri ed emblematiche del cosiddetto “Discorso del bivacco”, con cui Mussolini si insediò alla Camera dei Deputati il 16 novembre 1922, dopo la marcia su Roma, avvenuta tra il 26 e il 30 ottobre, anche se si assume come data-simbolo il 28 ottobre 1922, diventato il giorno zero dell’era fascista. Quello che fu esaltata come una rivoluzione dai fascisti, in realtà, fu un’azione svolta da poche migliaia di uomini, che sarebbero potuti essere facilmente fermati, e che poté avere successo soltanto perché il re, Vittorio Emanuele III, rifiutò di firmare lo stato d’assedio che Luigi Facta aveva già preparato, arrivando addirittura ad affidare a Mussolini l’incarico di formare il governo e consegnando, di fatto, il paese alla dittatura che di lì a poco si sarebbe avviata.

Mussolini, quando le sue milizie, radunatesi a Napoli il 24, incominciarono a riunirsi e a convergere verso Roma con a capo i quadrumviri Italo Balbo, Emilio De Bono, Cesare Maria De Vecchi e Michele Bianchi, era a Milano, pronto a scappare in Svizzera se le cose si fossero messe male. Arrivò, invece, nella capitale, convocato dal re, il 30 ottobre, a bordo di un treno, in un vagone letto. Il giorno dopo, le camicie nere sfilarono per le strade di Roma, elevando le proprie voci di giubilo a mito di una nuova Italia, un’Italia che, in verità, non si affermava tanto per la forza del fascismo quanto per la debolezza delle istituzioni liberali che non erano state in grado di costituirsi in alternativa e opposizione a esso e nella falsa convinzione che si sarebbe “costituzionalizzato”.

Il fascismo nasceva come movimento, indistinto e generico, ondeggiante tra temi socialisti (Il discorso di San Sepolcro potrebbe essere stato scritto anche da Lenin) e rivendicazioni di destra, con la politica del doppio binario, violenta nelle sedi private, diplomatica in quelle pubbliche, caratterizzato dall’azione più che dalla riflessione politica, con un’ideologia vaga, adattabile agli umori del popolo, stremato da lotte e conflitti sociali e imbonito con un’attenta e semplificatrice propaganda.

Fu essenzialmente protestatario e ambiguo dal punto di vista programmatico. Benito Mussolini, senza alcuna esperienza parlamentare significativa, non in possesso di una laurea, antimonarchico, anticlericale, rivoluzionario, finirà per governare insieme al re, per cercare il sostegno della Chiesa, con la quale firmerà i Patti Lateranensi, e per creare un regime conservatore, costruito sulla tradizione.
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Il 28 ottobre 1922 tutto questo, però, ancora non si poteva immaginare. Oggi, invece, sappiamo benissimo quello che è poi accaduto. E lo sapevano, purtroppo, avendolo vissuto sulla propria pelle, le donne e gli uomini del dopoguerra che, perciò, si erano attrezzati con gli strumenti giusti, quelli costituzionali, per evitare che potesse ricostituirsi qualcosa che gli assomigliasse.

Offende, perciò, la dignità di chi ha cercato di evitarlo, apprendere dell'autorizzazione concessa al corteo fascista del 28 ottobre a Predappio, contemporaneamente a quello antifascista, mettendo sullo stesso piano chi si è battuto per liberare l’Italia e chi per asservirla.

L'ANPI Nazionale aveva inviato una lettera di diffida al Prefetto, al Questore e al Sindaco evidenziando che il corteo in questione violava il dettato della Costituzione e delle leggi Scelba e Mancino, amareggiata che “proprio nel giorno dell'approvazione da parte del Parlamento Europeo di una risoluzione che chiede la messa al bando delle organizzazioni neofasciste e neonaziste, venisse dato spazio ad una manifestazione di inoppugnabile marca fascista.”

A Predappio, oggi, c’erano anziani col fez, intere famiglie vestite di nero, bambini orgogliosamente vestiti da balilla, croci celtiche, bandiere con l’aquila romana, immagini di Mussolini e mani alzate, tante mani alzate. Alcuni dei manifestanti hanno dichiarano di parteggiare per il governo di Matteo Salvini. Hanno marciato verso San Cassiano, dove c’è la tomba di Mussolini e dove il corteo si è concluso con ovazioni e saluti romani.

Tra le tante dichiarazioni raccolte, è preoccupante, in particolare, quella di un giovanissimo; a chi gli chiedeva come possa un ragazzo inneggiare a un periodo che non ha vissuto, ha risposto: “Di sicuro i libri di scuola non li leggo, perché raccontano solo cavolate”.

L’immagine più agghiacciante? Quella dell’ex candidata a sindaco di Budrio, Selene Ticchi, militante di Forza Nuova, che sfoggiava una maglietta nera, su cui campeggiava l’immagine del noto campo di sterminio e la scritta Auschwitzland, come se Auschwitz fosse stato un parco giochi della Disney. Intervistata, ha risposto con un sorriso: “È solo humor nero”.

http://m.gazzettadimantova.gelocal.it/video/cronaca/fascismo-duemila-in-corteo-a-predappio-alcuni-nostalgici-oggi-votiamo-salvini/102868/103297