Non si faccia audience sui suicidi. Si ricordi la pietas

- L'Erba Vaglio di Carlo Panella

Ma la vogliamo finire di trattare pubblicamente a Benevento e nel Sannio con tanta superficialità, se non peggio, una questione seria, come pochissime altre, qual è il suicidio? Non bastasse il diuturno scorno che pone sul giornalismo locale il disinvolto pubblicare non solo la notizia della persona che si toglie la vita, ma anche il suo nome e cognome e ogni altra generalità, oggi ci si è messa anche la Cisl, un sindacato che, non avendo di meglio da fare o da comunicare ai giornali, ha diffuso poco fa una nota che davvero fa accapponare la pelle.

Questo l'incredibile inizio della stessa, a firma di Mario Malchionna massimo dirigente Cisl dell'Irpinia e del Sannio: "Il 2015 della provincia sannita registra i suoi primi drammatici, terribili gesti estremi da parte di persone preda della propria disperazione. Ieri, in una sola giornata, X e Y (nel testo originale c'è solo nome per esteso ma senza il cognome dei due, Ndr) non ce l’hanno fatta; hanno posto fine volontariamente alle loro esistenze. Sullo sfondo delle motivazioni – tutte ancora da accertare – ancora una volta potrebbe esserci il dramma della mancanza di lavoro...".

L'estensore, "candidamente", ammette che "le motivazioni sono TUTTE ancora da accertare", ma nonostante ciò vede uno spiraglio per comunicare alla stampa, e lo fa usando il verbo al condizionale, un modo che sta come il cavolo a merenda alle notizie; il cislino, quindi, intravede uno spiraglio e azzarda una motivazione "potrebbe essere il dramma della mancanza di lavoro".

Ora, davvero, non si può sopportare più tanto ardire, ammantato di "buone intenzioni" ed è il caso di ricordare qui, e con forza, quel che ognuno che comunica deve conoscere. Chi si uccide compie un gesto privato, privatissimo e definitivo, estremo e dalla comunità va solo rispettato per quello che ha dovuto soffrire. I giornalisti sanno - a meno che non abbiamo cominciato a scrivere a prescindere dalle regole deontologiche - che, come ogni altro cittadino vivo, anche il suicida - se non è un personaggio pubblico (un politico, un artista, uno sportivo...) e deve trattarsi di una dolorosa eccezione per il lavoro del cronista - ha diritto al rispetto della riservatezza (privacy) e, ripetiamo, non c'è nulla di più privato della scelta di morire. Altra cosa, ovviamente, è se il suicidio interferisce con altri reati, come nei casi di omicidio-suicidio o similari.

Pubblicare la notizia del suicidio di un comune cittadino, che personaggio pubblico non è, va contro questa elementare esigenza, oltre che norma deontologica. Non ne parliamo se poi della persona in questione si fanno pure nome e cognome! Perché in tal caso si aggiunge anche un ulteriore colpo alla privacy dei suoi familiari che, affranti nel loro dolore, tutto cercano tranne che tale pubblicità.

Non solo: la pubblicazione dei suicidi o - peggio, molto peggio ! - di una serie di suicidi ha portato e porta a seri rischi di emulazione. E non lo scrivo io, qui e ora, è arcinoto, prescritto e lo ha detto anche l'Organizzazione Mondiale della sanità: più se ne parla, più se ne scrive, più se ne possono suicidare.

E' già successo. Ecco un altro perché altrove tali notizie non si danno, né si arriva a scrivere il nome del suicida (il rispetto della persona è uno dei punti fermi più importanti della Carta dei doveri del giornalista e nei confronti di chi lo viola l'Ordine dei giornalisti apre anche dei provvedimenti disciplinari).

La morte mette fine a tutto, la propria morte procurata è la chiusura di ogni comunicazione e non merita proprio l'opposto, dato il prezzo pagato.

Ma non a Benevento e nel Sannio, e dunque torniamo al comunicato cislino che così continua: "...Di un lavoro che manca e che, prima ancora che un mezzo per il sostentamento economico, viene sempre più percepito come 'veicolo' principale per essere parte integrante di una comunità familiare, locale, cittadina; come dimostrano questi tristi episodi di cronaca".

Ma cosa dimostrano, signor sindacalista? Se lei ha appena scritto nella nota che non sa perché i due si sono tolti la vita? Ma come si fa a fare questa sociologia di fronte a questi gesti che sono solo personali? Per-so-na-li !

Ma c'è ancora da temere, perché la Cisl non si vuol fermare qui: "La Cisl IrpiniaSannio, da tempo sta conducendo una propria battaglia affinché questi episodi, di cui l’intera collettività deve sentirsi corresponsabile, non cadano nell’oblio nel volgere di poche ore. Oggi leggiamo del dramma di X e Y (il cislino ha insistito nel ripetere i nomi dei due, Ndr) ma domani tutti avremo già dimenticato le tante, troppe vittime di indifferenza mentre le proprie famiglie ancora li piangono disperate”.

Cioè, il rispetto delle regole minime, e dovute, e prescritte della riservatezza, in ambito pubblico, dei suicidi e delle proprie famiglie, per Malchionna è indifferenza! Mentre si supera il limite, si censura chi non si mette a strologare, su un comunicato stampa, sui suicidi, con disinvoltura, come si trattasse di una nota sul job act o sull'indifferenza delle politiche governative sul lavoro!

E ancora: “Da quasi due anni abbiamo inserito la statistica di tali tragedie sociali ed umane nei freddi numeri di analisi della crisi che periodicamente offriamo alla riflessione della opinione pubblica - continua il sindacalista della Cisl - ma la nostra non è la cinica trasposizione numerica (ah, l'excusatio non petita..., Ndr) di un dramma bensì il tentativo di far capire, soprattutto a chi ci governa, quanto grave sia per gli uomini e le donne del lavoro la mancanza di occasioni occupazionali”.

Ma un po' di rispetto! Di pietà! La battaglia sindacale prescinda dall'uso di questi eventi che sono tutti personali, personalissimi. E ognuno, evidentemente, è del tutto diverso dall'altro, come lo sono le persone: le loro vite e le loro morti!

La perla è nel finale: "Il Sindacato cislino sul tema dei suicidi in terra d’Irpinia e del Sannio (eccolo: "sul tema dei suicidi", come sul tema del part-time, come sul tema dell'età pensionabile, sul tema della rappresentanza aziendale, cosa incredibile!, Ndr) da tempo ha lanciato una iniziativa rivolta alla collaborazione della Chiesa locale che spesso, da sola, mostra di comprendere più di altri le ragioni di un disagio. Vorremmo dar vita se possibile di concerto con le Diocesi Irpine e Sannite, ad una iniziativa di accoglienza che possa costituire una pur minima occasione di ascolto per chi versa in estrema difficoltà, non solo economica ma soprattutto morale e civile”.

Che guazzabuglio, e siamo buonissimi, sullo "spunto" alla nota-stampa, fornito dalle persone che si uccidono... Ma se davvero c'è tutta questa compunta partecipazione a questi "drammi" o "tragedie", come, con gergo teatrale, li descrive il cislino, allora Melchionna avrebbe dovuto scrivere ai vescovi con tutta la riservatezza del caso, e soprattutto non cercando la pubblicità derivante dall'invio della nota agli organi di informazione.

E dunque, visto che si tratta di un sindacato che si dice cattolico, visto che si chiama in causa la Chiesa, signor Melchionna e colleghi giornalisti che non resistete a non pubblicare le notizie sui suicidi, con tanto di nome, cognome e dettagli, se non altro, questi morti lasciateli in pace per la pietas, per il rispetto del prossimo appena scomparso e del dolore dei suoi cari.

Anche perché, a differenza di chi vive, il suicida le informazioni fornite sul suo conto o le sortite sociologiche fatte in suo nome non può smentirle, né denunciarle. Ricordate, insomma, come chiude Totò 'A livella: "Nuje simme serie, appartenimme 'a morte". E, caspita, c'è un limite a tutto!