Chiusa una stagione di governo nelle maggiori istituzioni locali: centrosinistra senza autocritica e ricambio

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Persino Renzi, ed è tutto dire, all’indomani dello stop alla madre di tutte le (sue) riforme, ovvero dinanzi allo sconquasso politico di una visione (…) di governo, ha mosso un passo all’indietro. Magari col groppo in gola, ma lo ha fatto. In sintesi: non ammettendo mai la sconfitta, s’è comunque trovato di fronte ai conti della realtà (pur ritenendola contingente), tirandosi da parte. Dopo l’esito delle elezioni alla carica di Presidente della Provincia, che hanno premiato Antonio Di Maria sul candidato del centrosinistra Franco Damiano, non si può non valutare come i due più importanti enti locali siano passati di mano dopo un periodo piuttosto lungo di amministrazione da parte del centrosinistra stesso.

Sul territorio, cioè, il Partito Democratico ha accusato due cocenti sconfitte, lasciando nelle mani di un avversario aborrito per anni (Mastella) il timone del comando – e solo perché Lega e M5S non erano strutturati a sufficienza nelle istituzioni locali. E’ chiaro che adesso, digerita la catastrofe alle politiche di marzo 2018, si resti in stand/by e fiduciosa attesa della sconfitta alle elezioni regionali del 2020, quindi inutile attendersi – come è pure accaduto dopo le amministrative del mese di giugno 2016 – alcun esame di coscienza anche dopo questo primo appello delle Provinciali (l’altro verrà con l’indicazione dei sindaci per l’assemblea).

Sfasciato pure il nome ultimo spendibile, quello di Franco Damiano (perché sindaco di un comune comunque popoloso e perché per niente critico verso i vertici del partito), adesso la riserva indiana del Pd sannita s’è davvero ridotta ai minimi termini quanto a spendibilità di un nome che abbia significato politico e senso di novità. Nonostante una siffatta riduzione all’osso, restano imperterriti in sella gli artefici della spoliazione di credibilità, non annoverandosi peraltro nessuna anima bella in grado di ragionare in autonomia. Dunque, la sconfitta è come sempre il (penultimo) canto del brutto anatroccolo (i cigni abitando altrove).