Il Sannio dell'improbabilità, tra potenti che si dicono a mani vuote e sconfitti che paiono vincitori

- Opinioni di Giovanni Festa
Mastella e Lonardo
Mastella e Lonardo

Per quanto, a parole, dicano di esserne lontani, Clemente Mastella e la di lui consorte Alessandrina Lonardo, commentando il risultato dell'elezione di Halloween, devono per forza aver trovato linfa nel classico 'vittimismo aggressivo' del MoVimento 5 Stelle. Il sindaco di Benevento cita “pressioni di ogni tipo, forse anche indebite”, frappostesi al conseguimento del “risultato straordinario” che ha premiato Antonio Di Maria. La senatrice di Forza Italia rincara, da par suo, e ricorda la “battaglia a mani vuote, senza potere, combattendo contro tutti i colossi”. Deve essere davvero un segno dei tempi, quello di rendere l'oggettività un racconto fantastico. Mastella si esime dal circostanziare le pressioni a suo dire indebite, ma per una opinione pubblica imbevuta di approcci superficiali alla realtà dei fatti è più che sufficiente la sola citazione senza alcuna dimostrazione. Lonardo dimentica il suo ruolo parlamentare (“...senza potere” suona cacofonico, nel caso) e nega in favore di popolo l'inconsistenza politica ed elettorale di quel centrosinistra che definisce 'potere forte'. Entrambi, quindi, mettono a frutto una lezione di improbabile understatement dalla quale far rifulgere, in maniera obliqua, la grandeur di un operato che affonda le sue radici in una autorevolezza (il “potere”) territoriale e oltre derivante dalla carica di sindaco e senatore.

Di contro non si può tacere il fumo negli occhi della medesima opinione pubblica soffiato a mezzo stampa dall'ex sottosegretario e ora solo deputato Umberto Del Basso De Caro, altro politico che parla (“...raccolto il 42,8% di consensi”), cita (“...in relazione al contesto nel quale si proponeva”), non dimostra (quale contesto?), analizza (la sconfitta netta diventa un “lusinghiero risultato”), non demorde (“...voltiamo pagina e guardiamo avanti”). Alla prossima sconfitta, naturalmente, e senza voltare l'unica pagina che dovrebbe: liberare il centrosinistra dalla zavorra di una classe politica oggi perdente e nonostante tutto avvinghiata come l'edera a un passato 'massacrato' senza pietà alcuna dalle scelte elettorali di questi ultimi anni. A proposito: serve specificarlo? Sulla medesima lunghezza d'onda e di commento si sono mossi gli altri mandanti morali delle sconfitte, Mortaruolo (“...il 42,8% dei consensi ... sono il frutto della presenza e della vicinanza di molti ottimi amministratori nelle varie realtà territoriali”: constatazione lapalissiana alla luce del disegno amministrativo) e Valentino (“...il candidato Damiano ha recuperato terreno con determinazione e spirito di grande sacrificio, che ha portato ad un risultato non prevedibile all'inizio della campagna elettorale”: il che significa che già partiva battuto!).