Vittimismo e disillusione. Il Partito Democratico sannita nulla impara dalle incessanti sconfitte

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Franco Damiano
Franco Damiano

Grande è la liquefazione sotto il sole d'autunno, per il Partito Democratico del Sannio. Nell'analisi del dopo-voto per il presidente della Provincia di Benevento, ovvero della sonora sconfitta, il sindaco di Montesarchio Damiano, competitore del vincente mastelliano Di Maria, batte la pista già seguita da tanti altri, buon ultimo dal suo epigono del capoluogo, scagliandosi contro “chi ha lavorato nottetempo a tessere operazioni losche che nulla hanno a che vedere con la mia idea di politica”. Come dire che la logica della congiura ha avuto un peso specifico infinitamente superiore alla percezione elettorale del suo Pd, quello rispetto a quale intendeva andare “oltre” candidandosi, però, come alfiere della classe dominante, e perdente, del partito nelle terre di casa. Damiano, dunque, non impressiona in sede di commento, come non impressiona la naturalezza dei presunti 'tradimenti' essendo il riposizionamento un'attitudine connaturata alla variabilità dei cicli di governo. Un passo addirittura più in avanti e deciso lo fa il segretario provinciale Valentino, parlando da sindaco di Sant'Agata de' Goti, innanzitutto. E dissentendo su tutta la linea, in tema di sanità con ricadute sannite, dettata dal presidente della Giunta regionale De Luca (pronto soccorso ospedale saticulano e ambulanza del Saut di Limatola gli ultimi esempi).

Vittimismo e disillusione, insomma, certificano lo stato comatoso dei Democratici sanniti, per i quali appare vano sia invitarli a trarre le conseguenze del loro dissenso 'sanitario' mai espresso in maniera così palese dopo i fasti mediatici del novello polo oncologico, sia invitarli a riconoscere una perdita piuttosto netta di gradimento da parte dell'opinione pubblica. Per cui ogni qual volta un dirigente del partito proverà ad alzare la voce, affermare un principio anche giusto, sostenere un'idea... facile che venga tacciato di indifferenza o ipocrisia politica. Radici ormai piantate in grado di giungere a un fusto di rabbia e frustrazione (come la sala del Consiglio Comunale 'occupata', a Sant'Agata dei Goti) che chiude inesorabilmente un cerchio dove chi è rimasto chiuso all'interno ancora non s'avvede dell'assenza di vie di fuga.