La libertà di stampa sostenuta e rivendicata, quando non dà fastidio a chi comanda…

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Ai due cronisti minacciati di morte (Federico Festa di Ottopagine e Gianni Festa del Quotidiano del Sud), cui va incondizionata solidarietà, è giunta anche la vicinanza della politica, e nel caso della senatrice sannita del M5S Sabrina Ricciardi. Ha parlato di “pagina buia del giornalismo italiano”. Salvo poi aggiungere un’esortazione, non priva di uno spot a sfondo personale sull'attività parlamentare svolta: “E’ necessario che la stampa possa sentirsi libera di denunciare, perché la gente deve sapere, e solo se sa, può effettuare delle scelte libere. Non a caso ho fortemente voluto essere co-firmataria di un testo di legge a tutela della libertà di stampa. La libertà garantisce il nostro libero arbitrio. Non dimentichiamolo mai" (Ottopagine, 2 novembre).

Sono le due velocità dei pentastellati, perché pare proprio che la Ricciardi ignori quel che ai piani più alti bazzicati dalla sua compagine si muove attraverso le dichiarazioni e i fatti di esponenti come il vicepremier Di Maio o il sottosegretario Crimi.

Sui loro rapporti con la stampa e la relativa libertà basta 'scorrere' il rullo di una ricerca internet (si pensi alla rovente polemica col gruppo editoriale di Repubblica e allo sparare nel mucchio sui finanziamenti pubblici). Su quello della Ricciardi basta leggere il tautologico e propagandistico post pubblicato sul suo profilo Fb: “Care amiche ed amici (l'audience, Ndr), con orgoglio vi comunico che sono co-firmataria di un ddl a tutela della libertà di stampa”. Sulla libertà di stampa in generale basta leggere la Costituzione di questo Paese (articolo 21): dal che discende che non si comprende il senso di un testo di legge che ne debba favorire la tutela.

A meno che per tutela non si intenda semplicemente la tutela dell'idea dominante, al momento. Ovvero, la libertà di stampa vale sì, ma fino al confine di un esercizio di critica che non tocchi pensieri (non stupendi), parole (senza contraddittorio), opere (non grandi) e soprattutto omissioni del potere di oggi.

(P.S.: d'altra parte anche dal nostro piccolo si possono portare esempi. Nel ricordare i cambi di casacca di qualche consigliera grillina, c'è chi, piuttosto che argomentare sui fatti, si è rifugiato nell'orticello 'social' e nella scompostezza di assunti improntati a scavare, senza costrutto, in un altrove non significativo. Indirizzi, pertanto, la senatrice Ricciardi, la sua battaglia sulla libertà di stampa anche, e forse soprattutto, nel contrasto all'arbitrarietà delle reazioni).