Quel motore imballato del Benevento calcio con la sua aria così familiare…

- Opinioni IlVaglio.it

Ci sono partite del Benevento calcio che ci si intenerisce, a guardarle, in virtù dell’effetto vintage suscitato. La memoria scala il monte degli anni trascorsi e rievoca l’immagine seppia dell’utilitaria di seconda o terza mano servita per sfogare le giovanili esuberanze post-patente di guida. Nella speranza, ovviamente vana, di sentirsi un po’ Villeneuve si smanettava sul cambio, pigiando a fondo il piede sull’acceleratore. Ma… niente! Quella piccola ‘trappola’ a quattro ruote quasi sembrava facesse di testa sua, mantenendo una velocità di crociera: sempre la stessa.

Sono apparsi così, i giallorossi di mister Bucchi, contro l’Ascoli in Santa Colomba. Incapaci, dinanzi alle variazioni del percorso, di far salire di giri il motore, di ascoltarlo mentre implorava si cambiasse marcia. Niente: stessa imperturbabilità, stessa velocità. Anche dopo il cambio delle gomme (nella ripresa). E quel motore imballato aveva già un’aria pericolosamente familiare, rievocando stavolta ricordi affatto lontani, ma freschi appena di qualche settimana (Lecce, Foggia).

Ora: l’esperienza nello sport insegna che le decisioni affrettate non sempre producono l‘effetto positivo auspicato e danno risultati. D’altra parte, anche dinanzi alle giustificazioni più ovvie e alle spiegazioni che non spiegano e alle ragioni gettate lì per accontentare la piazza, c’è pur sempre la mitologia che soccorre: quella che, rispetto all’inconcludente rapidità dell’Achille piè veloce, esalta la lentezza della tartaruga. C’è però, a guardar bene, che il Benevento appare per ora privo di un solido guscio…