Calcio - Il Benevento verso La Spezia: l'eventuale esonero di Bucchi sia scelta solo razionale

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Cristian Bucchi
Cristian Bucchi

Più che la ridda numerica (o la riffa?) sui moduli di gioco, l'inadeguatezza di questo o quello nel ruolo, le cappellate difensive e offensive, l'impossibile che diventa possibile, lo scoramento, la delusione, i due punti a Carpi gettati nel wc... insomma il confronto anche acceso delle opinioni, pur sempre un confronto però, c'è una sorta di unanimità o quasi – nei commenti social soprattutto – nel ritenere individuato il colpevole del balbettante (a dir poco) segmento di campionato del Benevento calcio. Il Malaussene giallorosso è Christian Bucchi, 39 anni, romano di nascita, esperienze in panchina in serie A a Pescara e Sassuolo (brevi: la prima di rincorsa chiusa con una retrocessione, nella seconda esonerato), e di serie B a Perugia prima dell'approdo nel Sannio, voluto in panchina dal presidente Oreste Vigorito (“Perché ho scelto lui? Si è assunto praticamente da solo! L'ho visto così entusiasta che non ho avuto dubbi. Fa un bel gioco, magari anche più pragmatico rispetto a quello vistosi sulla nostra panchina l'anno scorso e sono convinto che farà bene”: Gazzetta di Benevento, 5/7/2018).

La piazza, quindi, ha fatto la sua scelta, mentre sulla stampa cominciano a spuntare commenti da 'ultima spiaggia' nel fare riferimento all'incontro di recupero a La Spezia, saltato per le avverse condizioni meteo.

Tale è la cornice di un quadro sul quale sono state spese pennellate di qualità: quella riconosciuta alla squadra venuta fuori dal mercato estivo, punto di convergenza dei pareri (della vigilia, naturalmente...) di tutte le componenti che gravitano nell'orbita calcistica. Addetti ai lavori, tifosi, stampa hanno visto nel Benevento una candidata – in questo caso – al ritorno precoce nella massima serie assaporata con molte amarezze e qualche gioia la passata stagione.

L'esperienza, ovvero i precedenti, insegna: più facile (economico, invero) 'tagliare' un contratto (pur continuando a osservarlo) che undici o più. Nel caso, cioè, che tecnico e squadra siano ai ferri corti o abbiano incompatibilità irreversibili, il destino segnato sarebbe quello di Bucchi. La conseguenza, però, si rifletterebbe sulla squadra, con gli atleti messi a nudo: costretti a vincere, a dimostrare quella 'qualità' di cui tutti li accreditano. La conseguenza, inoltre, peserebbe in maniera lieve sull'eventuale nuovo tecnico, per il quale varrebbe la regola delle... responsabilità del 'governo precedente'.

Ecco perché la via più facile, il cambio dell'allenatore, deve essere solo una scelta consapevole, e non legata all'umore della piazza ma allo stato di benessere (psicologico e tecnico) che da essa potrà venire alla squadra.