Le mancanze e le presenze beneventane in questa Italia che non è un Paese per donne

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Un giorno di ordinaria follia, uno dei tanti. C'è chi si separa e dà fuoco alla casa uccidendo il figlio adolescente in fiore. C'è il medico obiettore che rifiuta le cure per un aborto spontaneo. Un quotidiano condannato per un titolo improprio. Ancora: qualcuno che sfregia con l'acido la sua ex. E pure una trovata pubblicitaria a base di cannolo. Un più ampio perimetro d’accadimenti, inoltre, non esclude l’attività politica in senso stretto, dalle controverse posizioni di ministri per (contro) la Famiglia alle discussioni nelle aule parlamentari di decreti indigesti da trangugiare come “una qualsiasi Pillon”. Insomma, si parte dagli affetti collaterali, si attraversano gli eccessi bigotti della doppia morale di matrice cattolica e si può giungere fino al sessismo (“puttane”) pure quando si tratta di offese dirette altrove (i giornalisti).

Se la mano è sempre la stessa, i modi per esercitare violenza sulle e contro le donne sono, dunque, molti e diversi. E, se il problema è anche culturale, dobbiamo domandarci cosa viene posto in essere per affrontarlo dalle radici (a scuola, la cellula della società per eccellenza) pure qui nel Sannio e subito e oltre il valore episodico di alcune campagne di sensibilizzazione, peraltro più che meritorie (giusto un esempio: il camper antiviolenza della Polizia di Stato). Al contrario, in campo istituzionale si fanno i conti con le assenza di misure ‘strutturali’, come si usa dire. La rincorsa a chissà quali eccellenze, attraverso l'ampliamento delle mitiche offerte formative degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, piuttosto raramente offre corsi di ‘formazione’ che aiutino i bambini, gli adolescenti e i giovani di oggi nonché adulti di domani in un percorso di consapevolezza: sulla sessualità, sul rispetto, sull’uso dei moderni mezzi tecnologici.

Non si discosta l’atteggiamento degli enti territoriali. Se dalla Rocca dei Rettori viene veicolato e parla da solo l’esempio di un governo tutto al maschile, a palazzo Mosti è rimasta inevasa la conseguenza, ancora per esempio, dell’Avviso per la presentazione di domande di partecipazione alla “Consulta delle donne” pubblicizzato dalla consigliera alla pari opportunità Callaro e dal sindaco Mastella. E, infine, ci sono i partiti (e/o i movimenti) dei quali pure si avverte un senso di distacco proprio nella proverbiale presenza di dichiarazioni col calendario delle ricorrenze incorporato.

Meno male che serpeggia attivismo nella società cosiddetta (e correttamente) civile, come testimonia l’articolato programma di eventi allestito per il 25 novembre, punto di arrivo e ripartenza dell’operatività sul territorio. Il diffuso clima di restaurazione, violenta a partire dal lessico, che incombe mettendo in crisi i principi della democrazia attraverso l’uso manipolato dei mezzi democratici, impone quindi di affiancare all’opera culturale, mai bastevole, un impegno anche minimo di resistenza, privata o pubblica: perché questo non è un Paese per donne, e vista la china imboccata oggi neppure un Paese.
Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.