L'incivile Benevento, priva di depuratore, sempre più inquinata e con Mastella che si dice fiero

- Politica Istituzioni di Carlo Panella

Il sindaco Clemente Mastella, in materia di depurazione delle acque reflue e fognarie, ha rilasciato una dichiarazione che va oltre la provocazione: “...La realtà è che oggi Benevento non ha alcun depuratore effettivo. Posso affermare con fierezza di aver concretamente operato affinché questa brutta storia cittadina venga definitivamente accantonata, recuperando un finanziamento che era finito in perenzione. Ora ci auguriamo che la Regione prenda in carico questa vicenda dando risposte tangibili alla città che non merita l'onta della quale finora è stata macchiata” (Il Mattino 24 novembre 2018, pagina 35). Mastella è stato chiamato a commentare l'ultima pessima notizia sull'argomento. L'agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (Arpac) ha scoperto che 16 depuratori su 28 della provincia sannita sono fuori legge, non filtrano a dovere le acque reflue che pertanto sono inquinate, danneggiando l'ecosistema.

Concentriamoci su Benevento. Com'è noto (o dovrebbe esserlo), la città non ha un adeguato, generale sistema di depurazione e – come avviene nei luoghi più arretrati e incivili del mondo – scarica nei suoi due fiumi o nei suoi torrenti direttamente quel che prima finisce nelle fogne. Gravissimo è il pericolo che ne deriva per la salute umana e tutto l'ecosistema. Finora si credeva che, almeno per alcune parti della città, rimediassero tre piccoli depuratori. Uno è sito nella zona di Capodimonte, un altro in contrada Pontecorvo (nei pressi del torrente Serretelle), il terzo in contrada Ponte della Tavole nei pressi del torrente S. Nicola. Ora l'Arpac ha sancito che anche i campioni delle acque, prelevati a valle di questi ultimi due, sono non conformi ai parametri di legge; dati preoccupanti che vanno dalla presenza abnorme di inquinanti eco-tossicologici (letali per gli organismi viventi) alla concentrazione di cloro libero. Ma pure per quanto riguarda il depuratore di Capodimonte, c'è poco da star tranquilli: non c'è sicurezza documentata, ma solo la mancanza di un'attività di monitoraggio.
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Quella del depuratore è la maggiore vergogna di questa città, tutta intera: amministratori e amministrati perché sono i secondi che scelgono i primi. Lo denunciamo per iscritto da decenni. Su questo giornale, nell'ultimo settennio. Per comprendere meglio la questione, potrete cliccare su alcuni, pochi link cui rimandiamo alla fine della lettura di queste righe (ma gli articoli del Vaglio.it in merito si contano a decine). In questa sede, infatti, vogliamo soprattutto denunciare il tentativo di Mastella di trarsi fuori dalle enormi responsabilità che ha per questa grave mancanza, tentativo reso insopportabile dall'ostentazione addirittura di una sua fierezza al riguardo, come ha dichiarato.
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Dopo una vergognosa stasi, protratta per un trentennio dalla fine della seconda guerra mondiale, finalmente nel 1977 il Consiglio Comunale di Benevento cominciò a porsi ufficialmente il problema di dare un indispensabile sistema di depurazione alla città. Da allora, sono stati solo sprecati tempo e denaro. Progetti, individuazioni di siti, reperimenti di finanziamenti si sono susseguiti, ma tutto veniva rimesso in discussione da chi subentrava alla guida dell'amministrazione civica, elezioni dopo elezioni. Fino al commissariamento di qualche mese fa dei poteri del Consiglio, con già sindaco Mastella. Anche la Procura ha indagato e promosso processi, gestiti male e finiti peggio a loro volta, cioè, nel nulla. Tant'è che la stessa Procura, anni dopo (e siamo all'attualità), ha dovuto riprendere a indagare con l'adozione di provvedimenti severi dettati dalla gravità dell'inquinamento in atto.
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Ebbene Mastella fu eletto deputato a Benevento per la prima volta nel 1976, nella DC allora inamovibile forza di governo in Italia. Quella DC che aveva il sindaco di Benevento dal 1956 e che lo avrebbe mantenuto fino al 1993. Di più: per un decennio dal 1982 sindaco è stato Antonio Pietrantonio della medesima corrente democristiana di Mastella e della quale il ceppalonese era sicuro leader nel Sannio. Mastella è stato deputato ininterrottamente dal 1976 al 2006 (per otto legislature consecutive!), anno nel quale ha cambiato soltanto ramo del Parlamento, diventando senatore, fino al 2008. Una brevissima distanza dal potere, per qualche mese, e poi è stato eletto, nel 2009, eurodeputato fino al 2014. Due anni di stop e quindi il ritorno in sella come sindaco di Benevento nel 2016. Passando con costante disinvoltura da uno schieramento all'altro opposto, in tutto questo enorme lasso di tempo, quasi sempre Mastella è stato in maggioranza. Ed è stato pure due volte ministro (arco temporale 1994-2008, per un totale di quattro anni) e una volta sottosegretario per tre anni (1989-1992).
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Come possa uno così, con questo immenso retroterra di esercizio diretto e indiretto di potere, dirsi estraneo o innocente rispetto alla mancanza di un civile sistema di depurazione a Benevento davvero è cosa incredibile. Se poi il medesimo arriva a dirsi anche fiero di quel che finora ha fatto non ci si può che indignare. Perché, sia chiaro, a metà del suo mandato sindacale, tra commissariamenti, successivi affidamenti ai privati del compito, studi preliminari si è ben lontani dall'intravedere la via d'uscita. Benevento resterà gravemente inquinata e con la salute a rischio ancora per anni, se le ultime chiacchiere diventeranno fatti, o ancora per decenni se la musica permarrà, stonata, come quella passata.

Ma, se Mastella anziché arrossire, di fronte all'ultimo schiaffo alla salute pubblica che rappresentano i recenti dati Arpac sull'inquinamento, se incredibilmente arriva a dirsi fiero, lo si deve principalmente a quella parte di popolo beneventano che lo ha eletto e sostenuto per un quarantennio in parlamento e che poi, non paga, addirittura lo ha voluto sindaco. Perché, si sa: il gallo canta ovunque, indifferente al contesto, anche a quello più inquinato...
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