Lega, Cinque Stelle e nuova Italia: il cambiamento non sta avvenendo, è già avvenuto...

- La libertà basta volerla di Teresa Simeone

Secondo l’ultimo sondaggio di Demopolis, la Lega e il M5S insieme avrebbero, se si votasse oggi, stando all’affluenza espressa, il 60% dei consensi; considerato che FI e FdI insieme prenderebbero il 12 %, il PD il 17,8% e le altre forze raggiungerebbero a stento il 3%, la situazione è nettamente e indiscutibilmente favorevole alle forze di governo.

Questo significa che tra dieci persone che possano leggere questo articolo, al netto delle riserve sulla statistica, i polli di Trilussa, e sul target di lettori cui si rivolge un tipo di giornale come IlVaglio.it, sei sarebbero assolutamente contrarie per scelta di voto, una buona percentuale contraria per scelte ideologiche e un’altra per scelte personali (riserve sullo stile o sui contenuti o semplicemente sul modo di argomentare). Ci potrebbe anche essere una, una sola persona, che potrebbe pensare: “Beh, però…” ed è a questo debole “però” che mi aggrappo, consapevole del deserto di condivisione nel quale oggi molti di noi si trovano a scrivere.

Esaminerò uno tra i tanti punti che potrei scegliere nell’azione di questo governo del cambiamento, cambiamento che risulta davvero incomprensibile man mano che avanzano i giorni e che le criticità emergono drammaticamente, sia nel moralismo giacobino sempre più difficile da sostenere con i fondi sottratti dalla Lega, il lavoro nero contestato a Di Maio e il doppiopesismo insopportabile cui si aggiunge la richiesta di giustizialismo per gli altri e di garantismo per se stessi, sia nelle difficoltà di gestire i rapporti con la UE e ora anche con l’ONU, sia, ovviamente, nella precarietà dell’applicabilità del reddito di cittadinanza e della quota 100 (ieri ri-modulato con un’innovativa quota 41) così com’è stato lungamente e ossessivamente propagandato in campagna elettorale.

Il punto è quello sul Global Compact e sulla politica nei confronti dell’immigrazione, cavallo di battaglia della Lega che, però, potrebbe anche mettere a rischio la tenuta del governo stesso.

Qualcuno ha detto che nessuno è razzista fino a quando gli stranieri non sono sotto casa tua. Questo significa che No, gli Italiani non sono stati antisemiti fino a quando Mussolini non ha indicato gli ebrei come il nemico da discriminare o non sono stati razzisti fino a quando non hanno visto davanti ai centri commerciali mendicanti di colore. Il che equivale esattamente a dire che nessuna persona è virtuosa finché non è messa di fronte alla possibilità di delinquere. È lì che si testa la sua onestà. Ed è esattamente di fronte a una società multietnica che si mette alla prova la capacità di accoglienza di una comunità. Anche in passato la difesa della verginità in un contesto di clausura difficilmente poteva essere spacciata per virtù. È lapalissiano, perciò, che solo nel rapporto con gli altri emerga il nostro modo di essere umani. Su una montagna, in una capanna sospesa sugli alberi dell’Amazzonia, su un’isola incontaminata non siamo né filosofi né ambientalisti né naturalisti: siamo soltanto fuori dalla possibilità di esserlo veramente.

E allora la domanda è: siamo un paese razzista? Il Ddl sicurezza firmato Salvini è incentrato in maniera ossessiva sull’immigrazione e sui richiedenti asilo, cui mancherà la protezione umanitaria e che dunque saranno più esposti a solitudine sociale, sfruttamento e devianza. La situazione di fragilità sarà aumentata dal ridimensionamento degli SPRAR, l’unica vera soluzione all’integrazione di Stato, perché gestiti dai Comuni; dall’abbassamento della quota pro capite a chi si occupa di accoglienza, che metterà in grosse difficoltà prefetture e comunità locali; dal fatto che i Centri di Permanenza per il Rimpatrio si dilateranno a dismisura per contenere il numero di irregolari, la cui detenzione si allunga da tre fino a sei mesi per consentirne l’espulsione. Che non sarà di certo economica: ai fini del “potenziamento delle attività di rimpatrio” il decreto stanzia 500mila euro per il 2018 e 1,5 milioni per il 2019 e 2020. Intanto sono avvenute le prime espulsioni dal CARA di Crotone. E non proprio in modo degno di un paese civile.

D’altronde, creare un nemico, la cui influenza sulla vita del paese è inesistente di fatto, ma enorme per come è presentata strumentalmente affinché sia percepita come una iattura, è tecnica antica, mai dismessa dai vari ministri della propaganda che, più o meno formalizzati, si sono susseguiti nella storia. Ma la storia, si sa, è noiosa, pesante, richiede studio, ricerca, quanto meno lettura. Meglio quella che ci raccontano gli altri, risparmiandoci la fatica. Sulla necessità di una maggiore attenzione alla formazione culturale (mi sembrerebbe improprio parlare addirittura di amore per il sapere o di consapevolezza socratica della propria ignoranza come sprone all’approfondimento) di questa compagine di governo, non sembrerebbe esagerato spendere almeno una parola di sincera, autentica speranza.

Certo è che i “puri e duri” che governano insieme ai leghisti, quelli che si appellano ai cittadini, che volevano cambiare l’Italia, la stanno cambiando. Eccome se la stanno cambiando!

Tornando al tema in discussione, a settembre il presidente Conte affermò che avrebbe firmato il Global Compact for Migration, una dichiarazione d’intenti che definisce alcune linee guida nell’accoglienza dei richiedenti asili e che stabilisce un approccio comune tra i paesi con norme come quella sulla lotta contro il traffico degli esseri umani o quella che incoraggia una maggiore cooperazione tra gli stati per aprire, ad esempio, vie legali per l’immigrazione. La maggior parte dei paesi ha dichiarato che firmerà: l’Ungheria, la Polonia, la Slovacchia hanno annunciato che non lo faranno.

Conte aveva dunque assicurato il suo sostegno al Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres; pochi giorni fa è stato clamorosamente smentito, ma forse sarebbe più giusto dire umiliato, da uno dei suoi vicepresidenti, Matteo Salvini, il quale ha dichiarato che porterà la discussione in Parlamento, dove, naturalmente, conta su una maggioranza ampia, vista anche la posizione, dichiarata ieri a Nemo dalla Meloni, e considerato l’appoggio di Forza Italia. A Marrakech, dunque, il 10 e l’11 dicembre, Conte non ci sarà.

Il documento non è vincolante, ma costituisce un’affermazione di principi condivisi nel rispetto dei diritti inviolabili dell’essere umano. L’Italia, però, non è disposta neppure a questo. E, a leggere dichiarazioni sparse e sondaggi, non lo è solo il governo, ma la maggior parte del paese.

Il cambiamento non sta avvenendo: è già avvenuto.

Ci sono i soliti, gridati, mal di pancia tra i pentastellati, ma finora sono sempre rientrati: potere delle medicine alternative! Staremo a vedere se la voglia di rimanere al potere sarà, ancora una volta, più forte della loro continuamente rivendicata diversità antropologica e quale linea prevarrà: quella morbida di Fico, quella aggressiva di Di Battista o quella pragmatica, molto pragmatica, di Di Maio. La situazione non appare, in verità, drammaticamente problematica per loro: grave sì ma, per dirla alla Flaiano, non particolarmente seria.