Non tutti i papà sono uguali: l'onestà si pretende dagli altrui campo e si interpreta per il proprio

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Non può essere accusato di simpatie grilline, Il Manifesto, per quanto scritto il 2 marzo 2017, da Andrea Colombo: “Tiziano, un papà ingombrante nella nuova corsa di Renzi verso palazzo Chigi”. Addentrandosi in un tema su cui “nessuno può escludere una escalation nei prossimi giorni che aggraverebbe di parecchio la situazione del papà del segretario uscente. L’intercettazione in cui Alfredo Romeo afferma di aver raggiunto «i livelli politici più alti» scotta solo a sentirla nominare. Le accuse di M5S, in effetti, sono su questo fronte molto più pesanti e circostanziate, anche se si tratta di addebiti politici e non penali”.

Come poi è andata, la vicenda di Tiziano Renzi come va, è ancora cronaca.
Nuove rivelazioni 'paterne', in queste ore, invece si sono avute su altri versanti. Ci si aspetta, quindi, almeno un... paradossale rispetto della 'reciprocità' in questi ultimi convulsi giorni in cui si discetta di abusivismo, lavoro nero, servizi televisivi, minacce, disconoscimenti familiari e così via.
E invece no, niente da fare: la forza della militanza e della fedeltà assoluta e non incrinabile, il rapporto mistico con la verità (iniziale minuscola, si sarebbe detto al proto una volta...), una e una sola, la missione per conto di un dio della giustizia a una sola dimensione sono elementi che rifuggono da qualsiasi discorso, e quindi si sottraggono a qualsivoglia confronto tra opinioni dissenzienti.

Non a caso, dunque, sul profilo social di una delle senatrici sannite del M5S, la beneventana Sabrina Ricciardi, nell'entusiasmo con cui si intende contagiare la platea degli amici di tastiera sul “carattere pubblico della fibra ottica a bandaultralarga”, cioè la modernità più spinta, trova albergo per contrappasso una reprimenda sull'arretratezza dei tempi: “...E qualcuno parla ancora della carriola trovata nel terreno del papà di Di Maio”.

Come se discutere, capire, valutare, attendere mosse su abusivismo e/o lavoro nero (che un legale dovrebbe riconoscere come pratiche non proprio legali) fosse un passatempo collaterale senza costrutto e non una (eventuale) macchia sulla camicia stirata alla perfezione dal nuovo perbenismo istituzionale.