Benevento - Non è stato un bel giorno quello della variazione del bilancio consuntivo

- Politica Istituzioni di Pompeo Nuzzolo

Il 24 novembre 2018, giorno in cui si è tenuta la seduta di Consiglio comunale di Benevento, per esaminare e approvare la variazione del bilancio relativo all’esercizio 2018, non è stato un giorno felice per le istituzioni; non solo per come è stato trattato l’argomento posto all’ordine del giorno relativo alla Tefa, tassa riscossa dal Comune in nome e per conto della Provincia e da riversare, appunto, all’Amministrazione Provinciale, ma anche per il rapporto, non troppo trasparente, attivato con la Corte dei conti per l’individuazione del procedimento da adottare per trasferire le predette somme all’Ente titolare del prelievo fiscale.

Ribadisco: la Tefa è una tassa aggiuntiva, pari al 5% della tassa comunale sui rifiuti, prelevata per legge dal Comune e da questi obbligatoriamente da trasferire alla Provincia per esercitare le sue competenze sull’ambiente.

La Corte dei conti della Lombardia, rispondendo alla richiesta di un parere inoltrata da un sindaco, nel quadro dei rapporti collaborativi stabiliti nel comma 8, dell’art. 7 della legge 131/03, ha affermato che il tributo provinciale per le funzioni ambientali va contabilizzato dal Comune al Titolo I (entrate tributarie), categoria 2° (tasse) in entrata e in uscita al Titolo I (spese correnti) intervento 05 (trasferimenti).

Detta Corte, prima di indicare l’esatta allocazione delle somme dovute alla Provincia, esaminata la competenza per esprimere il proprio parere, secondo i limiti stabiliti dalla legge citata, ha definito la tassa provinciale come accessoria a quella del tributo principale, cioè la Tia.

L'inserimento nella contabilità comunale dei capitoli di entrata e di uscita è conosciuto fin dal 2013 e credo che siano stati istituiti fin da quella data. Dalla sua natura accessoria consegue che il tributo è inserito nel ruolo dai comuni, contestualmente alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e con l’osservanza delle relative norme per l’accertamento, il contenzioso, la riscossione e le sanzioni.

Ma dalla natura accessoria della Tefa deriva una ulteriore conseguenza. Le sanzioni e gli interessi applicati per ritardato od omesso pagamento, a mio avviso, spettano anche alla Provincia, ovviamente in proporzione alla tassa di competenza della Provincia, in pratica sull’importo del 5% calcolato sulla tassa comunale.

Sugli interessi preventivi inseriti nel piano finanziario a causa del ritardato versamento della tassa da parte dei contribuenti, le cui scadenze sono state fissate dall’ente impositivo, già criticati come voce di costo in sede di approvazione del piano, bisognerebbe fare un'ulteriore riflessione anche verso i contribuenti che versano oltre le date di scadenza del tributo. I ritardatari che si vedono applicati gli interessi moratori, in pratica pagano gli interessi di mora anche sugli interessi inseriti nel piano finanziario. Mi sembra un po’ eccessivo.

Sempre a causa della natura accessoria della Tefa e del parere della Corte dei conti sopra indicato, il residuo passivo va stanziato per l’intero importo dovuto, salvo che l’accertamento dei tributi non sia fatto per cassa e non attraverso un ruolo, sicché l’importo da scrivere, non l’erogazione, è relativo al 5% dell’intero importo della tassa comunale inserita in bilancio, mentre l’erogazione va calcolata per cassa.

Il Conto consuntivo del Comune di Benevento, nonostante non sia stato redatto il ruolo, contiene ciò che è riportato nella determina n. 54/2018 che, non essendo stata pubblicata né vistata dalla ragioneria, non ha un valore giuridico, ma solo il valore di un fatto, un accadimento. Gli antichi romano avrebbero detto “ioci causa” per gioco.

Il Consuntivo, quindi, è stato sviluppato come se il ruolo fosse stato effettivamente redatto, per cui il residuo attivo è stato scritto per intero, come se fosse stato accertato nella sua interezza.

La singolarità sta nel fatto che il trasferimento, che è un’operazione attraverso la quale si adempie a una obbligazione, viene effettuato come se l’accertamento avvenisse per cassa e non per effetto del ruolo. In pratica se viene riportato il residuo attivo della Tia di 100 euro, in uscita a favore della Provincia di Benevento dovrebbe essere riportata la somma di 5 euro. Qualche contraddizione sembra esserci...

Per quanto attiene al presunto giudizio positivo che sarebbe stato espresso dalla Procura della Corte dei conti, questo meriterebbe una riflessione più puntuale, anche se va detto che la collaborazione sui temi contabili con la Corte è disciplinata dalla legge 131/03. Questa prevede la possibilità per i sindaci di chiedere un parere scritto a un collegio di giudici (quindi non alla Procura) che, prima di redigerlo, giudica l’ammissibilità della domanda per la sua natura generale e valuta che la stessa, per i fatti che rappresenta, non possa dare la percezione che possa dar luogo a rilievi di responsabilità contabile.

Per concludere, a mio modestissimo avviso, se il capitolo fosse stato previsto come da parere della Corte prima indicato, l’utilizzazione dell’avanzo libero non solo potrebbe avere qualche problema di legittimità, potrebbe configurarsi il debito fuori bilancio, anche in relazione al fatto che ai comuni non è consentito utilizzare l’avanzo libero se hanno utilizzato i fondi vincolati come anticipazione di cassa e non li hanno restituiti. Per i restanti comuni, invece, il legislatore ha liberato l’avanzo per le spese d’investimento.

Se viceversa i capitoli non fossero stati previsti, come da parere della Corte, avremmo avuto un bilancio non del tutto veritiero con una maggiorazione di spesa corrente non coperta realmente.

Infine, se l’opacità del procedimento è servita a far capire, dopo oltre un decennio, la convenienza di elaborare un ruolo o di stilare le liste di carico ai fini della certezza dell’importo della tassa e della creazione di una reale possibilità di perseguire coloro che non pagano, ben venga il sacrificio della trasparenza come, spero, ben vengano le gare, leggasi competizione, per l’affidamento dei servizi e forniture come antidodo alla cultura dell’aiutino che è stata una componente importante allo sviluppo dell’arretratezza del Mezzogiorno d’Italia.