Il non semplice passaggio a Benevento dall'area mastelliana al carro di Salvini

- Opinioni di Giovanni Festa

Ha destato (relativa) sorpresa l’affluenza alla ‘prima’ della Lega Salvini Premier in città, appuntamento mascherato da conferenza stampa e in realtà solo prima, ufficiale, circostanza d’approccio con la politica beneventana, a metà strada fra la felpa d’assalto e il doppiopetto, che è poi la strabica sintesi del momento governativo attuale: una doppia indecisione per un ovvio difetto di personalità. Più che una prova di forza, un esempio di debolezza, con la ricerca di volti nuovi in platea quali possibili assuntori dell’idea salviniana di società come unico intrattenimento per la stampa, essendo stato rinviata al prossimo anno l’unica vera mossa strettamente politica che poteva legarsi all’incontro coi simpatizzanti, e cioè l’ingresso nelle istituzioni attraverso l’eventuale ufficializzazione della nascita di un gruppo consiliare a palazzo Mosti.

Ci sono difficoltà comprensibili. Passare alla Lega, al di là del solito costume di aggregarsi ai carri vincenti, presuppone intanto un addio alla maggioranza attuale che governa la città, che di fatto è poco in sintonia con il Governo centrale così come attualmente composto.
Poi, soprattutto, anche in un clima così goliardicamente etereo come quello che attraversa il Paese, comporta un deciso spostamento a destra, ma non quella compatibile con la storia di Benevento, città ancora impregnata di un cattolicesimo poco incline agli estremismi pur non disdegnando appunto la conservazione come elemento rassicurante, bensì quella xenofoba e animata da pulsioni autoritarie, che sparge i semi dell'insicurezza e soffia sulla paura ancestrale del diverso, securitaria all’eccesso, moralista e pure bigotta, esibizionista e muscolare, con competenza ballerina e presuntuosa dell’ircocervo attuale e delle reciproche e colpevoli complicità. Insomma, ci vorrà comunque del coraggio per fare proprie idee dalle quali ci si è sentiti e dichiarati distanti quanto ad affinità o per formazione.

E’ vero, però, che al peggio non c’è limite e che il prezzo da pagare alla credibilità in fondo è poca cosa rispetto al (ri)collocarsi e continuare a contare qualcosa, poca cosa: il lieto fine immediato insomma giustifica i mezzi. Ma solo perché il mondo va al contrario, oggi.