Persone come oggetti, gettate per strada: "Decreto sicurezza", nessun miglioramento... Continua il degrado di civiltà

- Opinioni di Isabella Castelluccio
foto di repertorio
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Mesi fa sul Vaglio.it, in occasione dello stallo della nave 'Diciotti' nel porto di Catania, scrissi un articolo (leggi) che cominciava con la constatazione che ci troviamo in un degrado di civiltà. Sono passati all’incirca 4 mesi e, nel commentare l’attuale “decreto sicurezza e immigrazione” e le sue già tangibili conseguenze, non posso che riprendere la medesima constatazione: siamo in un indiscutibile degrado di civiltà. Il ddl approvato alle camere e sul quale ha posto la firma anche il presidente Mattarella segna un altro passo avanti verso una deriva xenofoba che della propaganda fa un proprio punto di forza. Il Salvini del “prima gli Italiani” ha segnato un altro punto a proprio favore e chi ci ha rimesso sono i diritti indiscutibili (che probabilmente tanto indiscutibili per qualcuno non sono) della persona.

Mi spiego meglio: il nuovo decreto ha modificato molte delle norme riguardanti l’immigrazione, in particolare quella riguardante la protezione umanitaria, una delle tre tipologie di assistenza che potevano essere riconosciute ai richiedenti asilo, oltre allo status di rifugiato e alla protezione sussidiaria. La protezione umanitaria era stata istituita con decreto legislativo 25 del 2008 ed era un titolo della durata massima di due anni durante i quali i beneficiari potevano fruire di assistenza all’interno dei CARA (centri assistenza richiedenti asilo) o dei CAS (centri assistenza straordinari).

Avendo il nuovo decreto abolito questo tipo di assistenza, a chi ne aveva fatto richiesta ed era ospitato presso una di queste strutture presenti sul nostro territorio, è stato comunicato, all’incirca due giorni fa da parte delle Prefetture, di abbandonare i centri, nell’ottica che è inutile continuare a spendere soldi per un migrante che non avrà mai il tipo di permesso di soggiorno che ha richiesto e che a breve verrà raggiunto da un decreto di espulsione.

Conseguenza è che da subito decine di persone senza documenti e senza meta sono stati messi in strada. Donne, uomini, bambini a Crotone, Mineo, Caserta sono stati allontanati dai Centri d’accoglienza e, coinvolti nelle maglie del decreto “sicurezza”, hanno creato un esercito di invisibili dei quali si è preso carico, per fronteggiare l’emergenza, di volta in volta la Caritas, la Croce Rossa, o la parrocchia locale.

Il futuro di questa gente dovrebbe essere l’espulsione dall’Italia ma, considerata l’attuale situazione economica e politica, appare un futuro abbastanza lontano: i fondi per poter finanziare i rimpatri al momento non sono sufficienti a coprire le spese che richiedono, in più per poter portare a compimento un rimpatrio c’è bisogno di accordi bilaterali con i paesi interessati, accordi che al momento l’Italia ha stipulato soltanto con Tunisia, Egitto, Marocco e Nigeria. Mancano all’appello L’Iraq e l’Eritrea secondo e terzo paese di provenienza degli immigrati in Italia, dunque i paesi che si vedrebbero “respingere” i propri emigrati potrebbero inviarli nuovamente al mittente.

Quindi per il momento il rimpatrio previsto dal decreto non si profila all’orizzonte come una delle soluzioni più prossime, e nel frattempo cosa faranno i migranti? Che cosa prevede la legge? Silenzio assoluto su questo punto. Siamo all’inverosimile.

Il nostro ministro dell’interno riesce a valutare la pericolosità di questa situazione? Gettare letteralmente in strada persone senza alcuna alternativa non può che andare a beneficio proprio di quel tessuto sociale che attraverso il decreto “sicurezza” il governo gialloverde si propone di sconfiggere.

Queste persone non potranno che andare ad infoltire quelle zone buie delle nostre città che sopravvivono nel degrado, nel disagio, nella povertà e che per forza di cose generano delinquenza e violenza. Il siparietto del quartiere San Lorenzo a Roma non è bastato al “nostro” ministro, la sua propaganda necessita forse di essere ancora alimentata e probabilmente in questo modo si è creato un serbatoio inesauribile dal quale attingere.

Un esercito di invisibili senza documenti e senza prospettive, facile preda di qualsiasi forma di criminalità organizzata e no, è questa la prima reale conseguenza del “decreto del cambiamento”. E questo in linea con una politica che tende sempre di più a mettere “le persone” in secondo piano, azzarderei le classi più povere e più sfruttate, se non volessi evitare di sollevare le solite critiche “aristocratiche”.

I diritti degli ultimi non generano profitto e nel mondo del “turbocapitalismo” (mi si conceda la citazione) non possono essere presi in considerazione. Sono poveri? Sono emarginati? Problemi loro, e se si eliminano nelle loro “lotte fra poveri” sarà anche meglio, un problema in meno.

Non a caso nel momento della scelta dei ministri per il nuovo governo l’opposizione del Presidente della Repubblica è caduta su Savona come ministro dell’economia, perché avrebbe potuto turbare “l’ordine finanziario globale”, non certo su Salvini come ministro dell’interno che al massimo avrebbe potuto turbare “l’ordine umanitario globale”: le persone dopo la finanza, e su tutto, poi, la propaganda.

Una volta si parlava di diritti inviolabili, di persone e di problemi, ora l’attenzione e i voti si conquistano con la propaganda e la facile e “forte” soluzione a situazioni che facili non sono; la visione semplicistica delle complesse dinamiche sociali è diventato il cavallo di battaglia di una certa politica. Quella politica che mira ad incensarsi piuttosto che a risolvere i problemi, ad apparire alternativa valida piuttosto che ad esserlo realmente, a ritrovare nella forza contro i deboli il trampolino di lancio per la conquista facile di chi abbocca all’amo della retorica con la promessa di un sovranismo risolutore.

E il ddl sicurezza e immigrazione è assolutamente in linea con questa visione del tutto superficiale dell’odierna politica. E in quest’ottica, a mio avviso, non può che essere in profondo e netto contrasto con i valori portanti della nostra società civile, quelli espressi dalla nostra Costituzione che nasce, invece, da diverse e profonde impostazioni culturali. Sono proprio quei valori, infatti, che vengono calpestati e oltraggiati. Quei valori imprescindibili che donne e uomini usciti dalla tragedia del fascismo hanno riconquistato con la Resistenza e fissato nella base della nostra identità culturale, quei valori che vengono prima di tutto, perché sono i diritti inalienabili di ogni uomo in quanto tale (e lo sapevano bene loro che se li erano visti strappare sotto gli occhi), in questa politica a effetto vengono ignorati

Come commentare tutto questo? Non credo ci siano alternative: siamo in un inesorabile e indiscutibile degrado di civiltà.