Sicurezza dell’acqua bevuta a Benevento: dallo scontro al confronto. Verso maggiori trasparenza e informazioni

- Ambiente Sanità IlVaglio.it
Luigi Abbate, Sandra Sandrucci e Gabriele Corona
Luigi Abbate, Sandra Sandrucci e Gabriele Corona

E’ stato un confronto molto positivo quello che si è svolto oggi pomeriggi, all’interno della sala del Bar 14B di Benevento, tra il Coordinamento dell’associazione ambientalista Altrabenevento, nelle persone di Gabriele Corona, Vincenzo Fioretti e Sandra Sandrucci, e la Gesesa, spa a capitale privato-pubblico, l’azienda che cura il servizio idrico in città, rappresentata dal presidente del Consiglio di Amministrazione, Luigi Abbate, e dal funzionario Pasquale Schiavo. Di fronte ai molti giornalisti intervenuti, si è potuta affrontare, sentendo contemporaneamente due dei vari protagonisti, una vicenda che sta molto preoccupando i beneventani, in particolare quelli residenti od operanti nei rioni Ferrovia e Libertà e nel centro storico, vaste e popolose zone alimentate dall’acqua dei pozzi Campo Mazzoni e Pezzapiana. All’interno di questi pozzi, da troppi anni si trovano si tracce di Tetracloroetilene (d’ora in poi TCE), nei limiti ammessi certo, ma comunque preoccupanti. “Il TCE, come ha spiegato l’associazione ambientalista, è un inquinante molto pericoloso, usato per lavaggi a secco o per diversi trattamenti dei metalli e nella industria alimentare, ne basta pochissimo per creare danni consistenti alla falda (per questo viene misurato in milionesimo di grammo). E' considerato ‘potenziale cancerogeno’ ".

Dopo l’iniziale denuncia di Altrabenevento dell’inquietante presenza, datata lo scorso 28 novembre,
c’è stata un’immediata e incomprensibile levata di scudi del sindaco Clemente Mastella (Forza Italia) che ha addirittura minacciato querele contro i dirigenti del sodalizio ambientalista che giustamente avevano posto domande sulla presenza del TCE nell’acqua che molti beneventani bevono. Altrabenevento aveva, infatti, commentato uno studio dell'ARPAC (azienda della Regione Campania per l’ambiente) di febbraio 2018 che indicava la presenza di Tetracloroetilene nel pozzo di Pezzapiana senza fare riferimento a dati precisi.

Il Comune di Benevento e la Gesesa hanno risposto limitandosi ad assicurare che l'acqua è potabile, Altrabenevento ha quindi insistito per ottenere la massima trasparenza al riguardo, anche citando il Decreto del Ministero per la Salute del 14 giugno 2017, sulla qualità dell'acqua ad uso umano, le cui norme impongono agli enti gestori di effettuare controlli frequenti e di pubblicare gli atti (su questo aspetto ha parlato Sandrucci).

Ma oggi, dopo lo scambio di accuse, finalmente, si è potuto confrontarsi, civilmente e pubblicamente, anche se non sono mancati spunti polemici tra le parti. Bene ha fatto, quindi, il presidente Abbate ad abbandonare la scelta belligerante di Mastella verso coloro che gli chiedono conto di come amministra. E infatti il presidente del CdA di Gesesa più volte ha ripetuto che in questi casi le parti interessate, per il superiore interesse della città, si devono confrontare e non scontrare. E infatti molto utili sono state anche le informazioni fornite ai giornalisti da Gesesa, anche tecnicamente (dall’ingegnere Schiavo), accanto a quelle esposte dai tre rappresentanti di Altrabenevento.

Si è così saputo che Gesesa ha appena pubblicato, sul suo sito, dei dati che fino a pochi giorni fa mancavano, e relativi ai risultati degli esami, fermi in precedenza al giugno 2017, ora arrivano a settembre 2018. Essi non fanno riferimento al TCE, ma da dicembre 2018 ha assicurato Schiavo ci sarà anche quest’ultimo.

Altrabenevento aveva denunciato che Gesesa era “in possesso di risultati di esami almeno degli ultimi 3 anni (Arpac studia il caso da 12 anni…). La società del servizio idrico si limita a sostenere che si tratta di tracce molto al di sotto del limite di 10 microgrammi per litro in verità riferito a Tratracloroetile+Tricloroetilene . Il D.Lgs 30/2009 prevede che il valore soglia del TCE nelle acque profonde non deve superare 1,1 microgrammo/litro perché quell'inquinante in assenza di luce si trasforma in sostanze ancora più pericolose. Bisogna quindi accertare la provenienza e bonificare il sito per evitare pericoli per la salute”.

L’Arpac, nello studio pubblicato a febbraio 2018, ha quindi sostenuto che il TCE è stato trovato soprattutto nel pozzo di Pezzapiana che alimenta il rione Ferrovia e il centro storico di Benevento, ipotizzando che possa provenire dal "lavaggio dei binari" (lo scalo ferroviario è vicinissimo al pozzo). A tal proposito Corona ha reso noto che un esposto è stato presentato alla Procura della Repubblica di Benevento, quattro mesi fa, da un lavoratore addetto al lavaggio delle carrozze dei treni sui binari.

Corona ha poi ricordato come Luigi Abbate, in una recente intervista, abbia invece ipotizzato che quell'inquinante possa provenire invece da scarichi industriali.

Corona ha quindi aggiunto che “sul sito SIRA-ARPAC è pubblicata una tabella relativa agli esami effettuati dal 2003 al 2007 nel pozzo di Pezzapiana. In essa Si nota che tra il 2003/2004 il TCE aveva raggiunto anche 4,1 microgrammi/litro per poi scendere improvvisamente e scendere a zero. Negli anni successivi, poi, ogni tanto, sono ricomparsi valori superiori o vicini al limite di 1,1 microgrammi/litro, Valore Soglia per la qualità delle acque profonde”.

Nello studio dell'ARPAC di febbraio 2018, inoltre, non si è esclusa la possibile presenza di TCE anche nel pozzo di Campo Mazzoni, che alimenta il Rione Libertà. Com’è stato spiegato nella conferenza, oggi pomeriggio, ciò è ben possibile perché i due pozzi sono a circa 200 metri l’uno dall’altro e insistono su un’unica falda.

Del resto come hanno ricordatogli ambientalisti “dagli ultimi esami della ASL diffusi dal Comune risulta che il TCE trovato nell'acqua del pozzo di Pezzapiana è di 0,7 microgrami/litro mentre nell'acqua proveniente da pozzo di Campo Mazzoni sono stati trovati 1,1 milligrammi litro. Quindi Campo Mazzoni adesso presenta quantitativi maggiori del pericoloso inquinante.

Ecco perché Gabriele Corona ha anticipato che chiederà alla Procura della Repubblica di estendere l'indagine in corso sull'inquinamento dei fiumi e la mancanza di depuratori anche all'inquinamento dei pozzi.

Altro punto approfondito, oggi, in particolare da Fioretti, è stato il Piano d'Ambito Calore Irpino (che riguarda le province di Avellino e Benevento) della Regione Campania. Fin da maggio 2003 prevedeva la chiusura dei pozzi della piana di Benevento (Campo Mazzoni e Pezzapiana) perché a forte rischio di inquinamento e con acqua di scarsa qualità.

Corona ha poi aggiunto che Altrabenevento e Codacons hanno intanto avviato un’autonoma campagna di monitoraggio sulle acque servite ai cittadini beneventani anche per la presenza di nitrati. Per la loro presenza nei campioni analizzati, pure molto pericolosa per la salute umana, furono chiusi anni fa i pozzi di Contrada Pantano. Vi furono riscontrati, invero, valori doppi rispetto a quelli ammessi per legge. E del resto valori vicini al limite massimo di 50 milligrammi litro furono in passato riscontrati anche nei per i pozzi di Pezzapiana e Campo Mazzoni. Per completezza di informazione va anche etto che invece è buonissima l'acqua del Biferno servita nella parte alta della città (Viali Mellusi e Atlantici e zone limitrofe, Pacevecchia e Capodimonte, nonché Contrada S. Vitale).

Come gli ambientalisti, anche Abbate ha detto che bisogna al più presto scoprire da dove arriva il TCE in quei pozzi. E comunque è a dir poco sconvolgente che da 12 anni gli enti preposti e che hanno autorità in materia, a cominciare dall’ASL, sanno di questa presenza e non sono è riusciti a scoprirne la provenienza. Abbate ha anche detto che non bisogna creare allarmismi, scatenare psicosi, ma comunque che bisogna fermare al più presto chi fa arrivare, dove non dovrebbe, il TCE. Il presidente di Gesesa, infine, non ha mancato di rivendicare con orgoglio la presenza di Gesesa nelle scuole (su cui aveva ironizzato Altrabenevento) proprio per creare la più vasta coscienza ambientale a cominciare dai bambini.

Molto dettagliate le informazioni fornite da Schiavo che ha ricordato come Gesesa faccia dei propri controlli e si attivi specificamente se l’Asl e l’Arpac nelle loro verifiche trovano valori abnormi. Ma mai a Gesesa tali segnalazioni hanno riguardato il TCE. Schiavo ha spiegato come allo stato anche l’acqua di campo Mazzoni e Pezzapiana, benché meno buona dell’altra del Biferno, sia necessaria: Benevento necessità di 300 litri al secondo e da quei pozzi arriva poco meno del 50%. Impossibile allo stato farne a meno. Come molto complicato sarebbe mescolare le due acque per servirle a tutta la città, dati i lavori di divisione in comparti che negli ultimi anni sono stati realizzati sulla rete. Le adduzioni dai pozzi sulla parte alta della città sono infatti eccezionali e posti in essere solo in caso di guasti o improvvise mancanze dell’acqua bifernina.