I costi dei concerti: sfavorevoli per le casse pubbliche, ma non per la società casertana che li ha prodotti

- Politica Istituzioni IlVaglio.it
Palazzo Mosti sede del Comune di Benevento
Palazzo Mosti sede del Comune di Benevento

Mentre si profila un nuovo 'incantesimo' di Natale in città, secondo la consueta logica della festa popolare/politica culturale, un passo indietro – a tema - permette di valutare se le parole del consigliere comunale di opposizione del centrosinistra Italo Di Dio non siano state al vento (e non esistono elementi per ritenerle tali) nel descrivere i costi della XXXIX edizione di Città Spettacolo, laddove evidenziò la necessità addirittura di un ulteriore ritocco alla cifra disponibile (nella seduta consiliare del 28 settembre scorso). In particolare, Di Dio si soffermava - quasi a sopperire all’ufficiale assenza di comunicazioni da parte di palazzo Mosti su quanto i vari eventi avessero concorso a limare il budget a disposizione del Comune di Benevento - sui “55.000 euro derivanti dalla vendita di biglietti e sponsorizzazioni”. Due voci in un unico concetto (peraltro, senza distinzione fra spettacoli musicali e teatrali), ma poco importa: importa, invece, avere una misura rispetto alla quale avviare un confronto.

La delibera 176/2018, che dettagliava (con qualche lacuna: il teatro, ad esempio) la spesa per l’evento anche mondano che in genere saluta l’estate qui a Benevento, prevedeva ad esempio uno stanziamento di 196.759,40 euro per la sezione “Musica”, l’unica oltre il teatro ad avere, nei suoi appuntamenti più importanti, ingressi a pagamento. Dal che si deduce che larga parte della cifra citata da Di Dio (i 55.000 euro comprensivi degli aiuti/sponsor) viene dai due eventi principali della rassegna 2018, i concerti di musica leggera di apertura (25 agosto) e di chiusura del Festival: Fiorella Mannoia e Gigi D’Alessio. Che, di contro sono costati (pacchetto intero) 67.100 ciascuno (determine dirigenziali nn. 131 e 125 dell’agosto 2018).

Quindi, per riallacciare il discorso sul ‘confronto’ sopra ricordato, siamo dinanzi a un confronto che fonda sul dato oggettivo di una bilancia non in equilibrio e largamente a sfavore dei benefici, intesi come costi (67.100 + 67.100) rispetto alle entrate (55.000, somma onnicomprensiva), ma funzionali al favore che la politica ha inteso ottenere con la proposta popolare.

Giova infine ricordare ancora che ben l’83% della cifra stanziata per gli eventi musicali (sulla scorta delle sole determine finora rese pubbliche da palazzo Mosti) è stata appannaggio della medesima società, la Promomusic Italia, che ha sede nel casertano, ad Orta di Atella, la quale ha prodotto il concerto della Mannoia (67.100 euro), quello di D’Alessio (sempre 67.100 euro), quello di Avitabile del 28 agosto (7.700 euro – determina 133) e la Notte Trap-Luché, Tedua, Geolier del 29 agosto (22.000 euro – determina 132). Una sorta di sostanziale monopolio.