Lo sfavillio di luci al Corso Garibaldi a illuminare le tombe che una volta erano negozi

- Opinioni di Giovanni Festa
Via Traiano
Via Traiano

Lo sfavillio di luci che investe l’ignoto viandante sul corso Garibaldi è il corpus artistico del Natale 2018 della città. Ingioiellata di lampadine nel suo luogo più prezioso, il lungo collo dell’area pedonale, in effetti il vero salotto buono beneventano (in attesa del mercato-vetrina del gusto dell'anno che verrà). E d’altra parte, è non solo logico ma doveroso far risaltare il meglio, come appunto accade nel centro storico. Ma poi, ci si domanda: è la teoria di piccoli fusti (fustini) una qual sorta di allegoria?
O, per farla semplice, vuole replicare un paesaggio poetico?

In questo secondo caso viene in soccorso dell'errante una lontana memoria scolastica, e la fantasia corre senza briglie, sostituendo cipressi ai filari di abetini - non proprio alti e chissà quanto politicamente schietti. Ma l’emozione fanciullesca sul cipresso/abete non tarda a cedere il passo al valore d’ornamento del primo: dei cimiteri.

Di qui l’allegoria, ma per contrasto, nel Sannio: non più simbolo di eternità, ma di terrena caducità. La flora in funzione d'addobbo insiste su quello che dovrebbe essere il cuore pulsante della città del commercio, e invece le ornamentali lampadine fanno luce anche su qualche saracinesca (più d'una...) che si spalanca su un vuoto. Sensazione che cresce svoltato l’angolo di via Traiano. Dove l’amabile bagliore pare quello di un cero votivo acceso dinanzi a una serie di tombe (dell’economia cittadina). E quindi pure questo Natale si è presentato come comanda Iddio: in commedia, amara.