Anche la gara contro il Benevento tra quelle a porte chiuse comminate all’Inter per i cori razzisti. E Mastella chiede l'inversione di campo...

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Le luci a San Siro accese sul razzismo costano all'Inter due gare a porte chiuse, più una terza gara con il solo settore 2° anello verde privo di spettatori. E' la decisione adottata dal Giudice Sportivo della massima serie, Gerardo Mastrandrea, assistito da Stefania Ginesio e dal Rappresentante dell'A.I.A. (arbitri) Eugenio Tenneriello, nel corso della riunione del 27 dicembre relativa agli eventi della diciottesima giornata di serie A, e nella fattispecie Inter-Napoli, finita 1/0 per i nerazzurri. La qualità della vita meneghina su parte degli spalti di una scala del calcio protesa verso un firmamento di vergogna viene sintetizzata in “cori insultati di matrice territoriale, reiterati per tutta la durata della gara, nei confronti dei sostenitori della squadra avversaria, provenienti dalla grande maggioranza dei tifosi assiepati nel settore indicato e percepiti anche in tutto l’impianto” nonché nella ciliegina di “coro denigratorio di matrice razziale” diretto al difensore partenopeo Koulibaly.

Si può, forse si deve, non essere d'accordo con una decisione del genere. Lo prevedano o meno i regolamenti, ci sono aspetti del vivere civile che vanno insegnati facendo ricorso alla forza della ragione e pure della tasca.

Nel primo caso dovrebbe scattare con un automatismo da non mettere mai in discussione la sconfitta a tavolino, perché i sedicenti tifosi prendano coscienza del danno che possono arrecare alla loro squadra - e viceversa: perché la società prenda coscienza che una semina di emarginazione non è mai un eccesso. Nel secondo caso bisognerebbe 'vagliare' la qualità della punizione stessa e usare la leva economica a orologeria: la società milanese, infatti, subirà in misura minore il danno dei mancati incassi derivante dal caso sotto forma di calendario, perché i suoi atleti agiranno nel silenzio dello stadio in una partita di Coppa Italia e in una di campionato entrambe di appeal comprensibilmente diverso per qualità.

Il medesimo caso, inoltre, vuole che ciò accada incrociando protagonisti di ieri e di oggi della stagione giallorossa: nel massimo torneo col Sassuolo allenato dall'ex tecnico sannita De Zerbi (19 gennaio, dopo la pausa); prima, invece (13 gennaio), negli ottavi ad eliminazione diretta della manifestazione che lega il suo nome al Paese sporcato da episodi del genere proprio con il Benevento, squadra meridionale e con atleti di colore nella rosa, proprio come il Napoli. Squadra però che, almeno, avrà la fortuna di non dover dispiegare la sua correttezza dinanzi a siffatte frange di pubblico, consapevole di come potrebbero andare sprecate educazione ed energie.

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Intanto, con il suo solito buon fiuto politico, il sindaco Mastella si fa promotore di una iniziativa, quella di "invertire la sede dell’incontro Inter-Benevento, gara valevole per gli ottavi di finale di Coppa Italia". E' quanto avanza in una nota diffusa alla stampa e nella richiesta "all’Inter, alla Lega, alla Federcalcio e al Coni. “Com’è noto, la gara si dovrà giocare a porte chiuse a seguito della squalifica comminata all’Inter per i cori razzisti di mercoledì scorso. Una decisione che, purtroppo, penalizza oltremodo i tifosi del Benevento. Tifosi che, ricordiamolo, durante lo scorso campionato di Serie A sono stati elogiati da tutti i commentatori per la loro passione e sportività. Alla luce di tutto ciò, e soprattutto per evitare forme di esasperazione dei rapporti tra Nord e Sud e ricreare una visione più umana del calcio, mi appello anche alla sensibilità sportiva dell’Inter affinché si giunga alla decisione di invertire la sede dell’incontro, facendolo disputare a Benevento”.