Il bene Comune, nel 2018 a Benevento. Ampia materia per una giullarata di Dario Fo

- Opinioni di Giovanni Festa
Palazzo Mosti sede del Comune di Benevento
Palazzo Mosti sede del Comune di Benevento

Se sulla tavolozza bianca della politica cittadina si tirasse giù uno schizzo di colore per ogni movimento o riposizionamento della maggioranza consiliare, è probabile che venga fuori un tale capolavoro della post/trans/updown/comesefosseantani avanguardia da relegare Mimmo Paladino alla modesta cura di un hortus. Ed è più che probabile che, senza attendere il trascorrere degli anni e il giudizio dei posteri, si riproponga nell'attualità il paradosso artistico del vice-sostituto portiere Salvatore-Benedetto Casillo in “Così parlò Bellavista”:Un muratore che trovasse tra le macerie di palazzo Mosti i resti di simile opera, che cosa penserebbe? Direbbe che è un capolavoro?

L'arte, inoltre, va ancora assunta come filo rosso sotteso appunto all'opera del parlamentino beneventano.
Passando dall'appena citato shock della grafica al piacere dell'ascolto, nell'assimilare l'incisività sui temi e sulla coesione del gruppo di minoranza riconducibile al centrosinistra al 'suono del silenzio', la “rivelazione di un universo” in cui un piccolo club di associati parla “senza emettere suoni” e ascolta “senza udire”, nel solco – e come si può dire meglio - di una “estraneità al mondo circostante”.

E c'è, infine, prodigio e limite dei tempi moderni, il risvolto “fake”, capitolo politico di chiusura intitolato “Non è arte (...loro)”, della cui stesura si sono riservati il privilegio le componenti l'altro gruppo di opposizione, quello a Cinque Stelle. Che è riuscito a tenere stretto a sé il rimpianto per l'abbandono della scena di Nicola Sguera, le cui contraddizioni irrisolte aleggiano come il sorriso del Gatto del Cheshire, ma conservano la forza (anche discutibile) delle argomentazioni, della quale oggi si sono perse le tracce.

Di tutto ciò, grazie alla capacità della Sapienza di anticipare e interpretare i fenomeni, Dario Fo avrebbe certo tratto Arte, inscenando un controverso Mistero Buffo, dove per una volta la giullarata politica sarebbe stata deprimente espressione dell'incultura elettorale e, in diretta dipendenza, istituzionale.