Aggrediti due giornalisti dell’Espresso: la solidarietà e la necessità di una sveglia democratica

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Dinanzi a una serie di interrogativi non speciosi, la classe politica italiana – e in particolare il Ministro dell’Interno – ha perso la vivacità di parola, scrittura, registrazione e compagnia tecnica cantando, accusando un’improvvisa raucedine. Che ne ha compromesso l’estensione vocale dell’indignazione, pertanto rimasta su toni bassi. Molto bassi. Nella sostanza: impercettibili.
E così l’aggressione fascista a due giornalisti dell’Espresso consumatasi a Roma è come se fosse, sì, avvenuta, ma solo un pochino. Giusto per far levare le solite, stucchevoli proteste dei soliti bastian contrari al pensiero dominante, quei novelli disfattisti che ancora guardano alla Carte Costituzionale come al sostrato di civiltà su cui dalle macerie di una politica e di una guerra è stata ricostruita la società italiana, antifascista.

Gli statisti del terzo millennio brillano, quindi, per silenzi o omissioni o sottovalutazioni o addirittura pericolose contiguità. E hanno obiettivi precisi da colpire: chi procura fastidi, a tutti i livelli (siano essi i più deboli o i giornalisti). Hanno ideologie annacquate dall’illusione del superamento delle ideologie. Sono in perenne campagna elettorale, vivono attaccati al sondaggio e allo smartphone. Hanno ben poco tempo per la solidarietà. Invero, non solo gli statisti e non solo al livello più alto.

Il Vaglio è una testata giornalistica ed è insito in questo ruolo il senso di vicinanza alle vittime della violenza, mezzo estremo per imbavagliare il racconto di fatti e la professionalità, e di ferma condanna dell’episodio, ennesimo piccolo/grande segnale per una sveglia democratica e antifascista.