Mastella si veste da vigile sperando di fare il governatore. Se solo facesse bene il sindaco...

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C'è l'eco lontana, ovvero i rumors e pure le dichiarazioni sulla sua 'disponibilità' (“Mi candido a presidente della Regione perché voglio tutelare i miei cittadini e combattere la potenza di Napoli, Salerno e di altre città della regione”) a ricevere il testimone da Vincenzo De Luca anche se non è ben compreso il perimetro dell'eventuale coacervo politico a sostegno; e c'è l'eco vicina, il travestimento à la Sordi-vigile nel film di Luigi Zampa durante la Festa di San Sebastiano protettore delle polizie locali tenutasi in città sabato 19 gennaio, con tanto di post sul suo profilo social: “Come capo della Polizia Locale preferisco indossare il casco anziché i giubbotti. Pronto, come ho fatto, per dire chapeau e togliermelo in segno di gratitudine per il lavoro umile, paziente e generoso che portano avanti gli uomini e le donne della Polizia Locale. A ciascuno il suo!”.

Entrambe le cose paiono supportare un'unica tesi: la dimensione comunale va letteralmente stretta al berlusconiano Clemente Mastella. Ovvero: è il 'Berlusconi' del Sannio, fatta la tara istituzionale e l'assenza di aziende da tutelare. Un uomo che, sulla scorta della (lunghissima) storia politica personale, non riesce a circoscrivere la sua azione all'ambiente ristretto del governo di una amministrazione locale e di una comunità, certo meno ampia in rapporto alle funzioni esercitate nel passato. Eccolo, dunque, nella versione d'assalto dei tempi moderni, quella 'virtuale', affiancare alla comunicazione di contiguità territoriale le esternazioni sui temi nazionali, dalle critiche ai comportamenti del Salvini oggi incredibilmente ministro come lui lo è stato anni fa sulle sponde più varie, alla condivisione delle interviste concesse alla stampa d'oltre provincia con epocali sentenze.

Indizi disseminati senza alcuna segretezza che concorrono a delineare il profilo 'identitario' per il quale suonare la grancassa: “Questa storia che il Sud ha tre cariche istituzionali e il Nord una, è un modo indegno e razzista. Da questo momento: prima il Sud. Viva il Sud!”. Un profilo da spendere nelle urne, naturalmente, ancorché rischioso nell'esposizione perché la Lega viaggia col vento in poppa e il centrodestra di riferimento è piuttosto lontano da una fisionomia certa. Chissà non sia più opportuno, oggi, dedicarsi con meno zelo alla rappresentazione di sé su un proscenio più ampio nel ruolo comunque di comprimario, e più efficacia alla presenza di sé nei processi di governo locale, oggi piuttosto in affanno.