Le dinamiche nel Partito democratico beneventano e lo scontro per la segreteria regionale

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Raffaele Del Vecchio e Umberto Del Basso De Caro
Raffaele Del Vecchio e Umberto Del Basso De Caro

Nel Pd beneventano il voto del circolo cittadino è non solo apripista ma indicativo degli equilibri di partito. E si riparte da una impostazione 'centrista' (“Preferisco Martina. Zingaretti sposta troppo a sinistra l’asse del centrosinistra”: paradossale a dir poco - Ndr), per usare un termine che segnali con facilità d'approccio l'esito della chiamata agli iscritti per Primarie nazionali e regionali; una consultazione dal basso che condurrà, in più tappe, all'appuntamento del 3 marzo prossimo.

Si riparte, come era prevedibile, nel segno di Umberto Del Basso De Caro (che appunto sostiene, in alto, Maurizio Martina), nonostante abbia confessato di non aver bisogno “di tenere nessuno strettamente vincolato a me”. In suo nome (è candidato anche alla segreteria regionale) s'è espresso oltre il 58% dei votanti. La fronda, stavolta, è riassunta nella necessità di Raffaele Del Vecchio (che porta Zingaretti per segretario) di restare nell'orizzonte politico (35% circa delle preferenze dei votanti) e offrire ai democratici sanniti una fisionomia 'nuova', nella continuità del vecchio, inteso come classe politica.

Inutile, infine, l'espressione del voto prevista per le candidature alla ricordata segreteria regionale: il ritiro di uno dei quattro candidati, Rodolfo Visconti (che farà convergere i suoi su Annunziata; poi c'è la Filippelli e, naturalmente, De Caro) permetterà ai tre 'superstiti' di sfidarsi direttamente il 3 marzo prossimo nelle Primarie regionali senza alcun filtro provinciale, il cui voto dunque è solo l'espressione di una manifestazione di forza: a Benevento De Caro è al 66%, Armida Filippelli (Zingaretti) a meno del 30% ma soprattutto Leo Annunziata al 4%. E quest'ultimo, per stringere, è il candidato sostenuto da De Luca, presidente della Regione. Lo scenario è chiaro, dunque con la contrapposizione (e contrappeso) sannita alla carica più alta in Regione. A oggi, naturalmente: andranno seguite le evoluzioni future a più ampio respiro che non quello provinciale per comprendere se sarà lo stesso De Luca a rappresentare il Pd per un possibile bis alla guida campana. E in subordine a ciò, se De Caro manterrà il punto o sarà costretto a un accomodamento, ovvero al più classico degli equilibrismi che farà apparire il contrasto dell'oggi come una normale dialettica interna in grado di trasformare le possibili sconfitte politiche in ordinarie prove di democrazia, contando sull'ottundimento dell'elettorato di riferimento.