Città Europea del Vino 2019, retromarcia con figuraccia: inaugurazione spostata a Benevento

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Pure quando si parla del vino, cioè di una delle sue più acclarate eccellenze, il Sannio non riesce a scrollarsi di dosso un'aura provinciale. Stavolta accade attraverso alcuni esponenti istituzionali, un consesso di sindaci (ben cinque, di Castelvenere, Guardia Sanframondi, Sant'Agata dei Goti, Solopaca e Torrecuso ) che rappresentano un territorio (Sannio Falanghina) cui è andato un importante riconoscimento (Città Europea del Vino 2019). E' tutto racchiuso in una manciata di giorni (un mese o giù di lì), qualche comunicato stampa, un'arrampicata sugli specchi e una rovinosa caduta che s'è cercato di mascherare da resistibile ascesa.

Il 23 dicembre scorso, a seguito di un incontro di pensiero a Castelvenere, si scopre che la cerimonia inaugurale di quest'evento/orgoglio locale (“...è una conquista di questa terra ...”) che la popolazione non ha “ancora percepito pienamente quanto ... strategicamente importante per la promozione del territorio” sarà, appunto, a Napoli. Soprattutto perché il capoluogo partenopeo è crocevia della comunicazione mediatica - location che assicura “prima di tutto la più ampia partecipazione di giornalisti alla cerimonia” e pure “luogo facilmente raggiungibile” nonché “scenario unico e suggestivo, (che) farà da cassa di risonanza all'avvio dell'importante percorso”. Ovvero: i giornalisti a Benevento, capoluogo del Sannio (che c'entri qualcosa con “Sannio Falanghina”?) sono periferici, i tanti altri che è possibile coinvolgere potrebbero rimanere bloccati sulle mulattiere (oddio...) e una città patrimonio Unesco è ben lungi dal rivelarsi scenario unico e suggestivo (oddio...).

E, mentre si riuniscono ed elucubrano e fanno e il delegato del presidente della Regione Campania De Luca per “Sannio Falanghina”, consigliere regionale sannita cui certo sarà stato familiare il prodotto della sua terra, annuncia di voler formalizzare l'istituzione di un tavolo permanente per una di quelle formule predilette dalla politica del dire, se solo si comprendesse il senso del “dare una consecutio temporale e operativa su tutte le attività poste in essere”, è critica (21 gennaio) la voce contraria di Nicola Romano, di Confcommercio Benevento ed è questo il paradosso evocato: “E’ come se l’inaugurazione di Matera Città della Cultura fosse stata fatta a Roma o a Milano”. Il campanile, dunque, non c'entra, in ballo c'è solo il profilo identitario della manifestazione.

Il capitolo finale di questa brevissima ed esemplare storia di provincia è il capolavoro delle ragioni capovolte: “I cinque Sindaci dei Comuni organizzatori dell’evento Sannio Falanghina. Città Europea del Vino 2019, avendo appreso dalla stampa e dai social che cittadini e rappresentanti avrebbero gradito maggiormente che il primo evento celebrativo si svolgesse nel Sannio e non già a Napoli, allo scopo di salvaguardare la compattezza e l’unità di ciascun cittadino del Sannio intorno ad un grande progetto di valorizzazione territoriale, valutata l’opportunità di non disperdere alcuna energia, insieme alle altre istituzioni rappresentative, istituzionali e politiche, hanno deciso di procedere all’effettuazione della cerimonia inaugurale nel capoluogo del Sannio, ovvero nella città di Benevento”.

Invece si tratta, per dirla in breve, di una imbarazzante (per loro cinque) marcia indietro che si è inteso come al solito spacciare per sopravvenuto e inclusivo senso di responsabilità. Quanto più umile e molto più comprensibile e più vicino alla sensibilità di quelle persone di cui raccolgono i voti (per esportarli in location più uniche e suggestive) sarebbe stata una semplice ammissione dell'errore e una profferta di scuse.