Il condono per i tributi dovuti al Comune non stabilizzerà la pace sociale a Benevento

- Politica Istituzioni di pompeo nuzzolo

A volte, nella gestione dell’amministrazione pubblica, sembra che alcune decisioni siano prodotte da episodi, apparentemente casuali, sintesi di normative, sentenze e chiarimenti ministeriali. Mi riferisco alla vicenda dei tributi, soprattutto a quella della tassa sui rifiuti, del Comune di Benevento che si accinge ad aderire al condono tributario, chiamato, non si sa perché, pace sociale. La casualità dell’inconscio sociale non riguarda solo l’appellativo con il quale è stato denominato un reale condono, ma soprattutto il rapporto tributario, sia sotto il profilo della gestione del potere impositivo da parte dell’ente titolare dei tributi e della giurisprudenza, sia da parte del soggetto passivo del tributo: il cittadino.

L’imposizione fiscale ha visto il suo massimo disprezzo all’epoca ministro delle finanze Visco (governo Prodi) e del compianto Padoa Schioppa, tempo nel quale c’era un livello più basso di tassazione e di debito pubblico. All’epoca di Prodi il rapporto Pil deficit era sotto il fatidico numero 100. La politica - aiutata da un’opinione pubblica distratta, aveva dimenticato che gli stati liberali, diversamente da quelli ispirati al socialismo reale, vivono di entrate derivanti dall’imposizione fiscale- ha prodotto un’immensa legislazione fiscale, spostando tutto il suo peso sul consumatore, a prescindere dalla sua capacità contributiva.

Per il Comune di Benevento la svolta dell’esplosione della tassa sui rifiuti si ebbe a partire dal 2009, con aumenti dell’ordine del 70%. Quegli aumenti durano tuttora e anche la percentuale dei non paganti è rimasta quasi identica, per cui i reali evasori, quelli non iscritti a ruolo-sconosciuti, continuano a essere tali.

In verità, il ruolo non ha ancora trovato la sua stabilizzazione ritenendo che quello approvato con la determina n. 54/2018 sia stato fatto “ioci causa” per i motivi da me indicati sul Vaglio.it del 3 dicembre 2018.

In verità, anche le liste di carico non hanno trovato una stabile collocazione nel procedimento amministrativo.
Il massimo del contenzioso si è avuto nel 2013 a seguito degli invii degli avvisi di accertamento spediti a mezzo uffici postali privati e pervenuti a termini scaduti.

In verità, furono consegnati agli uffici gli elenchi delle raccomandate da spedire dopo il 31 dicembre, termine di scadenza previsto dal procedimento amministrativo.

La giustizia tributaria ha ritenuto in alcuni casi valida la spedizione e in altri casi non valida. La Corte Costituzionale, con sentenza n 477/2002, disse che era possibile per gli atti giudiziari distinguere i due momenti, spedizione e consegna nel senso che, se spediti entro i termini dall’ufficio postale universale, non privato, potesse ritenersi rispettato il termine di spedizione, mentre quello di consegna valeva, per il contribuente, come termine di decorrenza per l’impugnativa.

Sempre la giurisprudenza tributaria locale ha rigettato i ricorsi di alcuni contribuenti che segnalavano la mancanza del piano finanziario, ritenendo legittima l’assenza del piano perché la delibera che determinava le tariffe era stata inviata al Mef, per la pubblicazione nel suo sito informatico.

Infine, sempre la giustizia tributaria di primo grado, in assenza del piano finanziario, non ha ritenuto doveroso applicare le tariffe approvate nell’anno precedente, sempre che il piano fosse stato approvato nell’anno precedente, come dispone la normativa.
***
Vengo agli interventi dei giudici e del Mef.
Comincio da quest’ultimo. Il Tar Lecce con sentenza -1481/2018 - ha precisato che il Mef non ha alcun potere di controllo sugli atti deliberativi inerenti la tassa sui rifiuti, ma solo quello di pubblicare le delibere che determinano le aliquote, mentre ha il potere di impugnare solo i regolamenti inerenti la tassa su rifiuti. Ha inoltre precisato che la pubblicazione effettuata fuori termine rende la delibera inefficace per cui, aggiungo, andrebbe applicata la tariffa dell’anno precedente. Il giudice del Tar ha semplicemente utilizzato i principi generali del diritto.

Vengo al problema delle notifiche. La sentenza n.24822/2015 della Cassazione ha chiarito che la scissione degli effetti per il mittente e per il destinatario si applica, sic et simpliciter, solo alla notifica degli atti processuali, mentre resta esclusa per i casi di notifica degli atti sostanziali. Gli avvisi di pagamento o di accertamento non sono atti processuali ma atti amministrativi per cui escono dall’ambito di applicazione del principio della scissione e per questo dovrebbero seguire la procedura ordinaria delle notifiche degli atti recettizi e secondo principi sanciti dalla giurisprudenza…

La Commissione tributaria regionale di Napoli, accogliendo un ricorso in appello d un cittadino di Benevento su una sentenza della Commissione tributaria di Benevento, ha affermato il principio che in assenza di un piano finanziario si applichino le tariffe degli anni precedenti. Infatti, ha rideterminato l’importo relativo alla Tarsu del 2010, nella misura pari all’ultima tariffa Tarsu approvata dal Comune di Benevento andando a ritroso nel tempo (3775/2017). Con questa sentenza sia l’ente impositore, in sede di autotutela, sia l’organo giudiziario sono stati messi in grado di adeguare i loro comportamenti all’indirizzo giurisprudenziale.

La confusione nata dalla leggerezza o da visioni ispirate al principio educativo che le tasse vanno pagate, soprattutto se l’ente impositore è in crisi finanziaria, suggerirebbe l’applicazione del condono, meglio conosciuto come pace sociale. Anche il cittadino ha contribuito alla confusione non impugnando collettivamente gli atti impositivi e non organizzando civili proteste presso organi superiori e sulla stampa nazionale.

Il condono, se si deciderà di farlo e se possibile per un comune dissestato, non stabilizzerà la pace sociale. Questa si attuerà:
1) se tutti gli attori in campo miglioreranno le azioni loro affidate, ovvero se l’ente impositore applicherà il suo potere impositivo e di ricerca degli evasori in modo migliore (prevedere nel piano finanziario il costo degli interessi è stata una idea priva di ogni logica e di potere impositivo - gli interessi si applicano a partire dalla scadenza del termine di pagamento e non in un tempo in cui manca addirittura la richiesta di pagamento -);

2) se la magistratura recupererà il la sua ragionevolezza e il potere di decidere senza aspettare i giudizi dei gradi superiori – non ci sarebbe ragione di avere tre gradi di giudizio se bisogna aspettare la decisione della Cassazione o della Commissione regionale-;

3) se il cittadino vigilerà attraverso l’opinione pubblica e i propri rappresentanti sul corretto uso del potere impositivo e se il legislatore smetterà di fare condoni e, a partire da quest’anno, semplificherà le norme tributarie e non confonderà le riforme con il cambio dei nomi delle tasse, come nel caso della tassa sui rifiuti quella che ha mutato nome negli ultimi anni almeno tre volte.