Docenti del Sud maltrattati dal ministro leghista: i parlamentari M5S sanniti tacciono o riportano parole altrui

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Come Lemmon e Matthau nella “Strana coppia”, Lega e Movimento 5 Stelle s'accapigliano su tutto, con risvolti involontariamente comici rispetto a quelli volutamente tali della pellicola di Gene Saks. Fra i tanti, un episodio – ultimo – citabile è quello relativo al Ministro dell'Istruzione, il salviniano Marco Bussetti, e alle sue parole, durante una visita negli istituti scolastici dell'hinterland partenopeo, nei confronti dei docenti del Mezzogiorno d'Italia. Se il fiuto politico della senatrice berlusconiana Alessandrina Lonardo si è rivelato con un consolidato tempismo – che è dote familiare – (leggi), quello governativo di contrasto interno (grillino) ha lasciato il passo alla altrettanto consolidata deresponsabilizzazione.

La senatrice sannita Danila De Lucia, presente chissà perché nella VII Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport) e ancora geograficamente ascrivibile a un'appartenenza meridionale, ha preferito affidarsi, attraverso il suo profilo social, a parole d'altri: il vicepremier Di Maio (“Se un Ministro dice una fesseria sulla scuola, chiede scusa”. E non è accaduto – Ndr) o il capogruppo nella sua stessa Commissione, Bianca Laura Granato (“...liquidare il grave problema del divario tra scuole del Nord e scuole del Sud con un presunto atteggiamento da lavativi dei docenti meridionali è scorretto oltre che grave...”).

Una comoda via d'uscita che preclude all'elettorato di riferimento sul territorio sannita la conoscenza del pensiero della parlamentare qui eletta, diretto e non mediato. In pratica, si avverte l'impressione che taluni parlamentari siano restii o impediti a esporsi, a esporre le proprie idee, come in perenne attesa di un 'permesso di parola' o, più semplicemente, di un culto del quieto vivere.

Ma se almeno la De Lucia avverte il senso e la portata delle parole del collega leghista di Governo riportando punti di vista ovviamente non suoi, e che si limita a condividere senza alcun rischio, per gli altri tre parlamentari (Ricciardi, Ianaro, Maglione) il problema non esiste e proprio non si pone. E questi strani portavoce del popolo diventano di colpo afasici dinanzi alle contraddizioni di quella logica del potere che in campagna elettorale hanno esecrato. Salvo poi tacere, quando oggi praticata, senza imbarazzo.