Conservatorismo, trasformismo, servilismo caratteristiche di Benevento ora espresse dalle tastiere dei pc

- Opinioni di Giovanni Festa

Referendum sulla forma istituzionale dello Stato, 2 giugno 1946: Monarchia al 71,78% a Benevento e provincia (media nazionale: 45,73%). Elezione dell'Assemblea Costituente, 2 giugno 1946: il Fronte dell'Uomo Qualunque si attesta all'11,58%, terzo partito a Benevento (media nazionale: 5,27%). Questo accadeva, nei confini del Sannio, al sorgere di una nuova alba della Democrazia e dopo un ventennio di dittatura e orrori nazifascisti. Per la serie: la beneventanità, ovvero l’essere in controtendenza rispetto al risveglio della Ragione.

Volendo applicare, con uno sforzo non eccessivo di fantasia, le teorie di Lombroso alla politica in salsa locale, ebbene se ne scopre una straordinaria attualità. L'inclinazione al conservatorismo e al malpancismo - si direbbe oggi - “anticasta” è insita nelle caratteristiche locali, determinando un comportamento ‘deviante’ nelle sue più varie declinazioni: opportunismo, incoerenza, sopravvalutazione di se stessi, trasformismo, voltagabbanismo, camaleontismo, gattopardismo. servilismo. E scarsa memoria, ovviamente.

L'identità post-bellica nel Paese che s'avviava a rinascere, a queste latitudini è rimasta segreta nel corso dei decenni, evolvendosi quel tanto che bastava per generare, far crescere e moltiplicare un ceto politico espressione della più rigida capacità di adattamento al costume imperante: e la spinta nell'urna non poteva che venire quindi dal basso, inteso sia come collocazione (una società bacchettona), sia come popolazione (ipocrita e baciapile).

La linea curva disegnata più di settanta anni fa ha attraversato senza sostanziali modifiche il disegno della società di Benevento per giungere all'oggi senza nessuna incrinatura o modifica sostanziale, se non nella trasformazione avanzata (in senso tecnologico) dei mezzi espressivi. Che hanno sdoganato un ceto (im)politico nuovo nel suo essere così antico nei presupposti e restituito fiato soprattutto da tastiera a una società (in)civile nuova nel suo essere cronicamente afflitta dai tratti genetici sopra ricordati.

Permalosi, presuntuosi e depositari della verità assoluta si svelano, oggi, da profili socialombrosiani, mai sfiorati dal dubbio e insofferenti alle critiche. Mentre l’ingrediente essenziale (il livore) macera in aceto, come sempre si trovano antidoti efficaci: in edicola è uscito il numero 700 di Tex .