I dehors della discordia di Benevento, l'area Unesco e la danza delle scope di 'Fantasia'

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L’interessante (come sempre) intervento di Franco Bove recentemente pubblicato su questo quotidiano online (leggi) inquadra la piccola storia cittadina dei dehors - fuorilegge o magari no - in un più ampio contesto che nel porre in relazione aspetto urbanistico e anche destino commerciale dell’area interessata contemperi, senza stritolarle, le esigenze di tutte le parti in causa. E’ una via d’uscita logica, razionale, illuminata. Che ha di certo il volontario pregio di far scivolare via il teatrino comunque messo in scena.

Perché l’onda lunga dello zelo odierno sulle strutture che devono essere così e pomì secondo le prescrizioni di… si può far risalire, e diciamocelo con chiarezza, addirittura all’indelebile data del 25 giugno 2011, alla benedizione Unesco appunto. Quando, con ogni probabilità – ma anche senza – il compito è apparso già come esaurito. Ovvero, da quel momento in poi toccava direttamente alla chiesa di Santa Sofia e in via indiretta all’umanità riconoscente per il patrimonio a essa consegnato lavorare perché Benevento entrasse in pompa magna nei circuiti del turismo internazionale, nazionale, provinciale e pure condominiale, ritrovandosi nel corso degli anni subissata di richieste di pellegrinaggio culturale, in costante lievitazione. Infatti.

E dall’inizio non ci può poi che proiettare alla fine, nel cerchio (tempesta?) perfetto disegnato dal tempo e dagli eventi (di cronaca). La solerte Soprintendenza dispone, il latitante regolamento comunale indispone, l’alacre Procura della Repubblica sequestra a più riprese, il Tar e il giudice a Berlino-via De Caro sospendono. Sembra il balletto delle scope in una celeberrima Fantasia disneyana. Dove l’incanto sfugge di mano all’apprendista stregone e tutto comincia a vorticare in maniera incontrollabile. La pellicola è del 1940, l’Unesco ancora non c’era ma la storia sembra illustrata già allora: con tanta acqua che tracima da tutte le parti.