Lo sconcerto dei beneventani di fronte al dubbio se poter o meno bere l'acqua del ribinetto, tranquillamente

- Ambiente Sanità di Giovanni Festa

Non accenna a placarsi la tempesta al tetracloroetilene che ha investito le acque bevute della città di Benevento. Istituzioni da un lato, associazione ambientalista Altrabenevento e supporto di espressioni della società civile e delle opposizioni consiliari dall'altro. Giova ripetersi: in mezzo c'è una (indifesa) opinione pubblica. Frastornata dalle assicurazioni degli enti di controllo (GeSeSa ha confermato la “piena potabilità dell'acqua”, per esempio) e dal mancato sopirsi delle segnalazioni di pericolo provenienti dalla parte opposta (“Si dichiari l'emergenza idrica”, insiste Altrabenevento, ancor più insistendo sulle priorità in capo al sindaco Mastella: quelle di chiudere rubinetti eventualmente inquinati).

Una nota stampa di accusa qui (l'ultima), una nota stampa a difesa là (l'ultima), e tutto procede nel segno di una dialettica inesistente perché in fondo mai è stato spezzato il circolo vizioso di passi ufficialmente indipendenti da muovere.

Ancora oggi, infatti, siamo alle schermaglie tra le parti: dati controversi a seconda della paternità delle analisi, potabilità confermata ma contaminazione dei luoghi in cui sono ubicati i pozzi, eccetera. C'è solo una sostanziale novità: si delinea meglio la strategia del confronto, adesso, con la nascita di un comitato civico 'spontaneo', nella sua riunione d'esordio battezzato da Altrabenevento alla presenza di consiglieri comunali (Di Dio, Farese, Mollica) in rappresentanza della parte minoritaria seduta a palazzo (Mosti).

Il piano della discussione, dunque, si è lentamente inclinato verso la politica, attraverso una evoluzione della 'protesta'.

Prima, non più tardi di un mese fa, s'affermava il ricorso all'arbitro togato: “...Altrabenevento ha deciso di chiedere alla magistratura la nomina di un perito super partes per valutare la qualità delle acque dei pozzi cittadini e indicare i provvedimenti conseguenti per tutelare la salute pubblica”.

Dopo, si può stimare il diverso approdo, quello alla 'battaglia' popolare da intestarsi, chiedendo a Comune e GeSeSa di “pubblicare i dati ed informare” fino a giungere, per una discussione, alle Commissioni e poi all'Aula consiliare.

Si dirà: e la salute pubblica poco sopra menzionata? Beh... che sia almeno subordinata ad una forma di risparmio cui attingere attraverso una petizione per “ridurre le tariffe per i cittadini costretti ad utilizzare acqua di scarsa qualità”.