Inaugurata la ‘Città Europea del Vino 2019’ con la Camera di Commercio che finanzia e... critica

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O un goccio o una botte: la testa gira sempre. Non per la quantità, ma per la qualità. Dei commenti, è ovvio. Il Bel Paese è tale, un formaggio. E quindi è altrettanto naturale che sommelier, chef, degustatori e chi ha da spendere per l'arrosto sia piuttosto lontano da chi annusa il fumo – 'o sazio nun crère a 'o diùno - e decisamente più vicino all'italico costume del filosofare nelle vesti di masterqualcosa.
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L'ultima bollicina scoppiata è relativa a Sannio Falanghina, innescata da una intervista di Ntr24 ad Antonio Campese, vicepresidente dal 2010, e poi presidente della Camera di Commercio di Benevento dal 2014, eletto in continuità con la linea Masiello, non già estraneo all'agone politico cittadino perché consigliere comunale con l'Udc in avvio di terzo millennio e candidato con il Pd sempre a palazzo Mosti in conclusione dell'avventura decennale del centrosinistra nel 2016.

Campese ha tacciato di “improvvisazione” l'atto inaugurale a Benevento della Capitale Europea del Vino 2019, il pentacomune (Castelvenere, Guardia Sanframondi, Sant'Agata dei Goti, Solopaca, Torrecuso). Evento che, è bene ricordare, ha subito una delocalizzazione in città a furor di popolo. Il percorso partito dai “rappresentanti dei cinque Comuni coinvolti, insieme alla Camera di Commercio di Benevento presieduta da Antonio Campese e al consigliere regionale Mino Mortaruolo, delegato dal presidente Vincenzo De Luca a seguire le attività della ‘Città Europea del Vino 2019’, (che) hanno voluto fortemente che la cerimonia d’inaugurazione si svolgesse a Napoli”, è giunto alfine alla salvaguardia della “compattezza e l’unità di ciascun cittadino del Sannio intorno ad un grande progetto di valorizzazione territoriale”, alla valutazione dell'opportunità “di non disperdere alcuna energia, insieme alle altre istituzioni rappresentative, istituzionali e politiche”, alla decisione “di procedere all’effettuazione della cerimonia inaugurale nel capoluogo del Sannio, ovvero nella città di Benevento".

Come appena valutato attraverso le parole diffuse dai protagonisti, si passa in pratica dalla colpa preventiva dell'aver sottovalutato le capacità locali preferendo l'approdo alla capitale partenopea, alle incapacità locali - stavolta come colpa a consuntivo - a favorire un approdo mediatico e organizzativo oltre l'orticello dei confini pentacomunali.

Preventivo e consuntivo, ovviamente, si saldano nell'esercizio della critica dei personaggi austeri, giornalisti allestitori, addetti stampa, zelanti vivandieri – testuggine a difesa dell'avevo detto, se non coinvolta. Al fianco in questo caso del presidente della Camera di Commercio.

E magari immemori dell'abusato e diffuso giochino di sindaci o comunque uomini delle istituzioni che, nel tentativo di non farsi offuscare, fanno politica secondo inclinazioni tendenti al localismo difficili da raddrizzare - ben di rado, infatti, è accaduto di dover constatare il contrario perché troppo consolidata la formula secondo la quale “ognuno pensa ai suoi”... .

Que viva Campese, dunque. Soprattutto per lo sforzo finanziario a sostegno della manifestazione, unanimemente riconosciuto all'ente che rappresenta. Del quale sforzo purtroppo non è possibile apprezzare appieno la quantificazione reale in termini economici risultando piuttosto arduo l'approccio pubblico al sito web camerale: troppo “trasparente”, ovvero dai contenuti di difficile reperibilità.