La rottura nel PD sannita in vista delle elezioni Primarie e Provinciali: ipocrisie squarciate e superate maggioranze irriducibili

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La sede del PD del Sannio a Benevento
La sede del PD del Sannio a Benevento

La doppietta Primarie-Elezioni del Consiglio Provinciale di Benevento, nella decade iniziale del mese di marzo, è la prova forse più indolore di dialettica e democrazia che potesse capitare al Pd sannita. Le prime sono un affare decisamente interno, dal sapore di una resa dei conti a tutti i livelli (da quello nazionale a scendere), piuttosto che di una ripartenza; le seconde sono una chiamata alle urne di 'secondo livello', limitata cioè solo agli eletti, che, sulla carta, non vede il centrosinistra partire con i favori del pronostico: alle spalle, infatti, c'è già la scelta del Presidente, andato alla parte avversa e, se il 'trend' non verrà clamorosamente smentito (al più dalle divisioni e contrasti altrui, non certo dalle proprie), il rinnovo del parlamentino della Rocca dovrebbe consegnare la maggioranza sempre agli avversari mastelliani.

Ecco perché la presentazione di più liste del centrosinistra, in vista del 10 marzo alla Rocca, va valutata come un esperimento: giunto tardi, quasi inutile specificarlo, e privo di novità, perché i nomi in ballo sono sempre gli stessi (i limiti, impossibili da mascherare, vanno sempre tenuti presenti).

Tuttavia, c’è il dato di fatto dello sdoppiamento, della ricerca di una presunta alternativa, che non è andato giù alla segreteria provinciale democratica: “Alle elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale il Partito Democratico è in campo con la propria ed unica lista. Altre liste civiche, anche in un contesto di centrosinistra, non sono riconducibili al PD”, ha tuonato Carmine Valentino. Peccando, per l'ennesima volta, di superbia politica: tali parole costituiscono infatti già una 'cacciata' dei reprobi che hanno osato schierarsi sotto la bandiera non ufficiale, pur militando ancora sotto quella ufficiale. E costituiscono anche la negazione dell'allargamento del centrosinistra non solo verso chimeriche opzioni centriste.

Tale dualismo può essere considerato semplicemente un posizionarsi in vista degli eventuali nuovi scenari che le Primarie dovessero disegnare e quindi una mossa tesa a lucrare i vantaggi derivanti dal diventare punto di riferimento in loco di chi vincerà a livello nazionale. Tuttavia, per la prima volta al di fuori di conte solo interne, questo chiaro disallineamento ha, se non altro, il pregio di ridimensionare l'ipocrisia dell'unità. E’ un velo squarciato l’aver assemblato compagini diverse e concorrenti in vista del 10 marzo alla Provincia. A fronte di ciò, il segretario provinciale del PD ancora parla di “confusioni e alternative (che) non giovano né al Partito né all’area di centrosinistra”. Valentino, oltre a non spiegare il senso della seconda parte di questa sua affermazione, continua imperterrito a invocare la continuità del ruolo egemone della sua componente, guardando alla democrazia solo come ad una dittatura della maggioranza.